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“Il complotto di Giorgetti” per (ri)vendere l’Italia alla finanza mondiale

Gianluigi Paragone (M5S) scrive di suo pugno una lettera per svelare presunti piani segreti di Giorgetti. Lo fa indirizzando il tutto a Dagospia. E inizia così: “Ho visto che Aldo Grasso oggi si è occupato del sottoscritto (e già questo la dice lunga sull’utilità della costosa rubrica…): purtroppo quando devi giustificare il borderò capita. Grasso, anch’egli come me ex dirigente della Rai nominato in quota qualcuno, scrive che ‘Giorgetti ha il diritto istituzionale di ricevere a Palazzo Chigi Mario Draghi, Vittorio Grilli o Fabrizio Saccomanni'”.

Paragone, a questo punto, cita ancora Grasso che si chiede: “Ma quando Davide Casaleggio entra a Palazzo Chigi, sul pass cosa scrivono? Padrone del M5S e della piattaforma Rousseau, amico di Grillo?”. L’esponente del Movimento 5Stelle allora replica, secco.

“Per chiarire le idee a Grasso (ci può stare che la visione forzata del Grande Fratello o dell’Isola dei Famosi confonda) sarebbe bene precisare alcune cose. 1. Giorgetti può avere il diritto istituzionale (espressione priva di significato) di ricevere Draghi, ma il presidente della Bce segue un protocollo che Grasso non conosce”.

“2. Ognuno può incontrare chi vuole, ma non capire la differenza tra l’associazione Rousseau e la Bce o Jp Morgan (Grilli) significa davvero essere parecchio in malafede o rintronati. Così come non può che sollevare qualche perplessità il fatto che il potente sottosegretario vada a Londra e negli States accompagnato da Domenico Siniscalco, vice presidente di Morgan Stanley (che non è una trasmissione tv del pomeriggio)”.

Poi manca il punto tre e si passa direttamente al quarto e Paragone chiude: “4. Giorgetti, già saggio di Giorgio Napolitano, si conferma il link dell’establishment. Non a caso al Corriere può contare su Grasso e su Verderami.
Cordialmente, Gianluigi Paragone”. La faida tra leghisti e grillini tocca dunque nuove vette di veleno.

Paragone cita tre nomi di peso: Mario Draghi, Vittorio Grilli e Fabrizio Saccomanni. Non è solo la narrazione dei pentastellati contro i poteri forti. La declinazione, questa volta, è quella del sospetto, che è anche se non soprattutto paura. Perché quei nomi sono messi in collegamento con Giancarlo Giorgetti, il sottosegretario che per la Lega gestisce i rapporti con il mondo economico e finanziario che conta.

Il sospetto è di un complotto simile a quello che nel 1992 sul panfilo Britannia sancì la svendita delle aziende di Stato alla finanza internazionale e l’asservimento dell’economia italiana agli interessi inglesi e francesi. Quello che preoccupa i 5 stelle è il livello di evoluzione di questi colloqui, incontri, scambi di vedute.

Ed è per questo che il giornalista-senatore si è scagliato niente meno che contro Giancarlo Giorgetti, numero due del Carroccio. E Giorgetti, secondo il retroscena del Corriere della Sera, non l’ha presa bene. Si attendono nuovi sviluppo della puntata. Con Grasso in mezzo.

 

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