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Raggi strega capitolina: e Gigi Proietti smette di ridere. Una tragedia…

Se dici Roma è facile pensare a Gigi Proietti, uno che ha amato e ama la Capitale come pochi altri e che al meglio riesce a rappresentarla e a portarla in giro per l’Italia e per il mondo. Roma, però, non sta bene e negli ultimi anni il declino è sembrato drammatico. Così in una lunga intervista l’attore ha raccontato la sua città. Quello che emerge è una gravissima assenza della politica e un conseguente risveglio del “senso civico”, con associazioni, comitati e privati cittadini che si rimboccano le maniche per fare da supplenti alle imperdonabili lacune amministrative.

“La partecipazione è tutto – dice Proietti – Partecipazione intesa non come retorica della solidarietà, ma anche come atto concreto. Anche come forma di sacrosanta protesta quando le cose non vanno. Ma sempre in senso costruttivo. È arrivato il momento che le istituzioni capiscano che serve uno scambio con i cittadini. Roma non merita questo”.

“Oggi c’è poco contatto tra istituzioni e cittadini: uno scollamento pericoloso, nonostante la voglia di partecipazione che si sta risvegliando tra la gente. Però non si può fare tutto da soli, c’è bisogno di fare di più. Molto di più. È necessario reindividuare un patto sociale tra cittadini e istituzioni, un patto che sia ben definito sulla cultura della città”.

“La cultura contribuisce a creare quel senso di comunità che manca troppo spesso, soprattutto nelle periferie. Bisogna capire che la città è nostra, di chi la vive, per far rinascere un senso civico e di orgoglio per Roma, una città che ci ostiniamo a considerare uguale alle altre ma che è diventata una vera metropoli con tutti i pesi e i gravami”.

“Vorrei che per Roma ci fosse più attenzione e più rispetto, da parte dell’Italia intera e anche del mondo, perché quando si dice che Roma appartiene al mondo, è vero. Solo che il rispetto devi anche sapertelo guadagnare, valorizzando l’immenso patrimonio che hai. Cosa che ultimamente non sta avvenendo.”

“Io vengo dalla periferia, dal Tufello, dove sono nato e cresciuto. Ma era una periferia diversa, che riusciva a esprimere un senso di comunità molto forte, perché c’era un senso della vita comune. Oggi le periferie sono luoghi misteriosi. Bisogno tornare a sentirsi parte di un tutto, a riconoscersi nell’altro e a ricostruire quel legame fondamentale tra i cittadini e chi governa”.

 

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