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Giletti candidato sindaco a Roma per il centrodestra divide sempre più Meloni e Salvini

Si era parlato di lui già per le elezioni in Piemonte, Salvini infatti lo voleva sindaco di Torino. Adesso rispunta il suo nome in vista della corsa per il Campidoglio. E lui stesso non smentisce. Massimo Giletti sarà il candidato sindaco per il centrodestra a Roma? La notizia filtrata in queste ora non è campata in aria: è un’idea di cui si sta discutendo e che il diretto interessato ha ascoltato senza troncare subito il discorso. Il conduttore di “Non è l’Arena” è il profilo perfetto secondo Matteo Salvini: non ha tessera e, a suo dire, è di alto profilo.

Il leader della Lega pensa a questo tipo di candidato in tutte le grandi città al voto nel 2021, Roma ma anche Napoli, Torino, Milano, Bologna. Forse perché ha visto che il simbolo della Lega non tira più come un tempo. Anzi… I sondaggi registrano una discesa continua. Salvini ha una strategia precisa per le grandi città: condurre la partita da solo, chiamando e sondando nomi che gli alleati non possono rifiutare. Poi è importante far finire le interlocuzioni sui giornali per vedere l’effetto che fa. Come se fossero dei sondaggi.

Massimo Giletti piace anche a Forza Italia, la cosa è nota. Ma a storcere il naso in questo caso potrebbe essere Fratelli d’Italia, il partito della coalizione in questo momento in maggior crescita, e che ritiene la casella del candidato sindaco nella capitale sua di diritto, visto che Giorgia Meloni è romana di Roma. Lei punterebbe sul vicepresidente del Senato Fabio Rampelli, ma sa benissimo che non è un nome così forte per poter vincere a Roma, dove la destra è forte ma da sola non basta.

Al momento per le elezioni amministrative a Roma sono poche le certezze in merito ai candidati: Virginia Raggi dovrebbe presentarsi di nuovo, con il PD che sceglierà l’aspirante sindaco tramite le primarie mentre si parla anche di una possibile scesa in campo di Carlo Calenda. Di certo una eventuale presenza anche di Massimo Giletti andrebbe ulteriormente a infiammare un voto che, anche se mancano ancora diversi mesi, sta già mobilitando le varie forze politiche vista l’alta posta in palio.

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