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Giorgetti sgancia la bomba: “Conte cadrà, ma noi non siamo pronti. Sì a Draghi”

Quando Giorgetti parla tutti stanno ad ascoltare, dentro e fuori il centrodestra. E la sua ultima intervista al Corriere apre a scenari davvero inediti. Prima di sganciare la bomba politica e tracciare quella che secondo lui è la linea migliore da seguire, fa un’analisi della situazione italiana: “Il Paese è più impaurito che incazzato. Ed è depresso. Ma quando la paura finirà potrebbe esplodere. Al governo c’è una banda di incapaci, che si tiene in piedi solo grazie a una favorevole congiunzione astrale. E l’opposizione è ancora una compagnia di ventura, vincerà a mani basse le prossime le elezioni, quando ci saranno, ma non è pronta a governare”.

Secondo Giorgetti, dunque, Conte cadrà, ma il centrodestra non è ancora pronto a governare. Una dichiarazione che scotta. Molto. “Salvini ha fatto una mossa giusta, e subito la Meloni ha protestato, per ragioni di competizione elettorale. Ma il leader della Lega ha ragione se prova a non farsi cuocere a fuoco lento per gli anni restanti della legislatura. Deve utilizzare questo non breve tempo per uscire dal personaggio che gli hanno cucito addosso, e acquisire l’affidabilità di uomo di governo, interna e internazionale. É una sfida anche per lui. Ma per governare l’Italia ci vogliono alleanze e credibilità, non basta un forte consenso elettorale”.

Giorgetti pensa che il governo Conte non finirà la legislatura. E che quando cadrà, un’altra maggioranza si formerà. Dice che “lo sanno tutti”. Ed è certo che nella grande massa di eletti che non vedranno mai più Montecitorio e Palazzo Madama quando nascerà un Parlamento con quattrocento membri in meno, “una cinquantina disposti a far nascere un altro governo verranno fuori”. Ammesso però che qualcuno faccia cadere quello attuale. Questo ragionamento sembra scommettere su Renzi: “Tre mesi fa ho detto a Salvini: devi sperare che vinca Biden. Perché Renzi è suo amico, e con lui alla Casa Bianca si sentirà più forte e magari sarà disposto a forzare la mano e a rischiare. Sta accadendo”.

Secondo Giorgetti “lo showdown ci sarà a luglio, appena comincerà il semestre bianco e non sarà più possibile, nemmeno tecnicamente, lo scioglimento del Parlamento”. Sul dopo Conte Giorgetti non ha dubbi: “Un governo di ampia base parlamentare, con dentro i migliori, guidato dal migliore, cioè Mario Draghi. Sarebbe quello che ci vuole, per fare cose che un governo raccogliticcio come quello attuale, tutto e solo preso dal consenso, non potrebbe mai fare. Qui nessuno sembra farci caso, ma noi stiamo in piedi perché la Bce compra i nostri titoli sui mercati. Durerà, ma non all’infinito. Poi dovremmo farcela con le nostre gambe”.

In Europa oggi la Lega è ancora nel gruppo con gli estremisti di destra della Afd tedesca. Giorgetti è duro: “Non capisco che ci facciamo con loro. Ne ricaviamo solo guai e nessun vantaggio”. Ma teme anche per l’immagine complessiva dell’Italia: “L’elezione del futuro Capo dello Stato potrebbe diventare un brutto spettacolo. Luogo di mercanteggiamento dei voti di parlamentari a fine corsa, occasione di frantumazione e caos. Per questo avevo detto che la cosa migliore potrebbe essere chiedere a Mattarella di restare e accompagnare così la nascita del nuovo Parlamento con 400 seggi in meno: sarà poi quello a fare, come è giusto, le scelte del futuro settennato”.

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