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Giorgia Meloni e il coronavirus: prima “fermate i cinesi”, ora “rispettate gli italiani”

Dietrofront continui, con interventi di senso opposto a seconda delle notizie che nel frattempo facevano capolino sulle prime pagine dei giornali. Il mondo dei sovranisti, di fronte al coronavirus, è andato in tilt: prima si è scagliato contro un governo incapace di arginare l’epidemia, ha chiesto di stare attenti agli stranieri, poi ha chiesto agli stranieri di non isolare gli italiani, infine ha invitato gli italiani a vincere la paura e tornare a consumare e uscire di casa. A incarnare alla perfezione la giravolta di questi movimenti è Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia.

Il 21 febbraio scorso, la Meloni era intervenuta sulla questione coronavirus distanziandosi dagli appelli nel frattempo schizofrenici di Matteo Salvini e invocando, piuttosto, “serietà, buonsenso e fermezza”, pretendendo che chi arrivava dalla Cina o dalle zone ad alto rischio fosse tenuto in quarantena per il bene di tutti. Misure ferree, insomma, nei riguardi degli stranieri, per evitare che il contagio si diffondesse nel nostro Paese.
Otto giorni dopo, con la crisi nel frattempo esplosa, ecco la Meloni rivolgersi ai turisti di tutto il mondo in inglese per chiedere, invece, di non trattare gli italiani da appestati e non isolarci a priori. Un po’ quello, le hanno fatto notare diversi utenti, che lei auspicava per i cinesi fino a poche settimane prima. Nel frattempo, però, la crisi economica legata alla diffusione del coronavirus aveva iniziato a farsi sentire e così la leader FdI, da buona nazionalista, si è trovata a dover cambiare rotta per difendere gli interessi del Paese.  Niente di troppo originale, in realtà. Matteo Salvini aveva già tracciato la via, prima lanciando messaggi allarmanti e poi chiarendo, a Porta a Porta, che l’Italia non sarebbe un lazzaretto. “Qualcuno la sta vendendo così mentre è un paese bello, sicuro, sano ed è incommentabile il fatto che qualcuno abbia cercato responsabilità nei medici del territorio e che la procura abbia aperto un’inchiesta sull’ospedale di Codogno”. Il tutto dopo che per giorni aveva puntato il dito anche contro i migranti, che avrebbero potuto contribuire alla diffusione della malattia, chiedendo il blocco dei trasporti.

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