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Gli effetti del decreto Salvini: l’azienda costretta a licenziare i lavoratori richiedenti asilo

Anni di investimenti nella formazione, per dare un futuro a una parte di quei 120 richiedenti asilo e titolari di permessi provvisori che aveva iniziato a lavorare a vario titolo per una delle più grandi aziende di logistica italiana. Azienda che aveva a sua volta investito sulla formazione di quel personale che, in assenza di italiani disposti a fare lavori come il camionista o il magazziniere, aveva trovato di colpo linfa vitale. Tutto spazzato via di colpo, però, dal decreto sicurezza di Matteo Salvini, arrivato come un uragano di colpo.

E così la Number 1 Logistic di Parma si è trovata a fare i conti con la necessità di licenziare quelle persone sulle quali aveva investito, ritrovandosi di colpo con delle forti carenze in organico. Cancellando la protezione umanitaria, il decreto sicurezza della Lega ha infatti costretto migliaia di immigrati che avevano già trovato lavoro a tornare in un tunnel lunghissimo, quello dell’illegalità. Trasformandosi in alcuni dei 600 mila invisibili di cui parlano oggi le statistiche.
A lanciare l’allarme di fronte a questa situazione gravosa quanto imprevista è stato l’ingegnere Renzo Sartori, presidente della Number 1, sulle pagine di Repubblica: “Mi auguro non se ne faccia una questione politica e si trovi il coraggio di affrontare una questione che deve essere risolta. Non dico che chiunque deve essere integrato, ma dare la possibilità di imparare la lingua, entrare in un percorso formativo e avere un posto di lavoro è una cosa da cui lo Stato avrebbe tutto che da guadagnare”.“Adesso – spiega Sartori – ci toccherà cercare sul mercato locale e francamente sarà un problema trovare gente disposta a fare questi lavori semplici. Siamo andati negli Spar a cercare richiedenti asilo, abbiamo investito insieme ai nostri partner un bel po’ di soldi. Soldi buttati, alla luce di come sono andate le cose”. In totale, 130 mila euro per un progetto che preveda cicli di formazione per futura manodopera che, però, non potrà mai essere assunta.