Economia

Governo, Giorgetti a muso duro: “Se si continua così, dopo le europee non si va avanti”

Giorgetti, come sempre, va dritto al punto e rivela quanto la fine del governo sia ormai vicina. Il clima di alta tensione traspare dalle parole sottosegretario alla presidenza del Consiglio: “Se il livello di litigiosità resta questo dopo il 26 maggio è evidente che non si potrebbe andare avanti”, ha dichiarato a Porta a Porta, spiegando che questo “è il clima della campagna elettorale”. L’ultimo scontro si aggiunge alla lite sullo spread che aveva contrapposto nel pomeriggio di due alleati di governo.

Giorgetti conferma quanto siano tesi i rapporti tra i due leader politici, il grillino e il leghista. “Non si parlano – dice – si mandano i tweet e le raccomandate, ma si dovranno vedere lunedì in cdm. Sul tavolo ci saranno le nomine che sono in scadenza, poi il dl Sicurezza, che verrà discusso domani”.

Le liti continue sfiniscono. “È davvero complicato – confida Giorgetti – alla fine uno è esausto e si lascia andare a questi stati d’animo”, alla stanchezza. Stanchezza, sfinimento, liti continue: si prospetta l’ipotesi di ricorrere alle urne. “Elezioni anticipate a settembre? Non ho mai paura del popolo che si esprime” sottolinea Giorgetti. Se il Pd prende il 45% il 26 maggio, e se la Lega prende il 35%? “In quel caso sono contento”, taglia corto.

Per mandare avanti l’azione di governo, soprattutto sul tema dell’autonomia delle regioni, servirebbe un vertice. “Ma Salvini non vuole: dopo il caso Siri l’ha presa sul personale”. Così il vicepremier Luigi Di Maio. Che aggiunge: “non è vero che io chiamo e non mi risponde”, ma “semplicemente non vuole più fare un vertice di governo” dopo le dimissioni del sottosegretario decise in Cdm.

“Se si va a rilento su alcuni dossier, la Lega dovrà chiederlo a se stessa”, prosegue il 5S. Poi l’attacco su una delle questioni politiche cruciali per la Lega di Salvini. Dall’autonomi ai rimpatri alla sicurezza. “Sull’autonomia ero pronto un mese fa. Sono disponibile ma senza vertice per dirimere temi e nodi non si può procedere. Se si va a rilento la Lega lo chieda a se stessa. Sono offesi per caso Siri? Lo rifarei altre cento volte. Si parla di concedere più autonomia alle regioni e io sono d’accordo ma prima bisogna cacciare dalla sanità i raccomandati e i ‘figli di’”.

Non solo. Di Maio attacca anche sul versante sicurezza. Nel decreto bis, messo a punto nelle ultime ore dal Viminale, “mi spiace che non ci siano i rimpatri”, ed è “evidente che qualcosa abbiamo dimenticato nel primo decreto sicurezza”. E Matteo Salvini non si fa sfuggire l’occasione per replicare: “No alla flat tax, no ad Autonomia, no al nuovo decreto sicurezza. E magari riapriamo i porti – ha aggiunto – . Mi spieghi qualcuno se vuole andare d’accordo con il PD o con gli italiani e la Lega rispettando il patto”.

 

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