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Polveriera Pd, Calenda: “Mi vergogno di aver chiesto voti per questo partito”

Il Pd torna a essere una polveriera. La tregua armata è durata pochissimo. La pax zingarettiana sembra essere già finita. E i segnali più preoccupanti arrivano da Assisi, dove è riunita l’area di Roberto Giachetti. Molte le stoccate nei confronti di Zingaretti. Una escalation che si chiude con Carlo Calenda che sbotta contro le polemiche: “Mi vergogno di aver chiesto voti per questo partito”. Da Assisi parla Ettore Rosato, vicepresidente della Camera: “Se partiamo dal principio che la politica richiede leadership, io dico che di leadership in giro se ne vedono tante ma di quelle che muovono il Paese ne ho vista una”, dice riferendosi a Matteo Renzi.

E ancora: “Ci siamo messi tutti insieme – D’Alema, Bersani, Casini, Calenda, Pisapia – e dopo un anno di opposizione abbiamo preso 3 punti e mezzo in più. Allora lo dico con preoccupazione, perché i nostri avversari hanno superato il 48%, quindi prendiamo atto che c’è un problema e che la politica non è solo testimonianza”.

Parla poi l’ex ministra Maria Elena Boschi. “La segreteria ha un ruolo importante ma nessuno di noi ha chiesto uno strapuntino o posti. Non c’è nessuna polemica con le scelte di Zingaretti, al quale auguriamo buon lavoro”, ha detto. “Il segretario – ha aggiunto Boschi – ha fatto una scelta legittima, nominando solo uomini e donne che lo hanno sostenuto al congresso”. Ben più duro era stato ieri su questo il presidente dei senatori dem Andrea Marcucci parlando di una segreteria con un’unica matrice identitaria.

Però Boschi affonda i colpi sul caso Lotti. “Sono arrivati più attacchi a Lotti dall’interno del Pd che dagli avversari politici. Autosospendendosi ha fatto una scelta che non era scontata e dovuta, di grande generosità verso la comunità del Pd e va quindi rispettato”. Alessia Morani attacca sull’Huffington: “La segreteria varata da Zingaretti ne è la prova più palese: è l’esercizio di bullismo correntizio più potente mai visto dalla nascita del Partito Democratico”.

Roberto Giachetti, chiudendo i lavori, dice: “Noi non siamo entrati in segreteria non per un capriccio o uno sgarbo, ma perché non abbiamo condiviso la linea politica del segretario dopo le primarie. Siamo minoranza e abbiamo il diritto di farlo senza che ci venga imputato di essere il ‘fuoco amico’”. Poi interviene Carlo Calenda, mostrando tutta la sua irritazione per le ennesime divisioni nel partito. Lo fa ancora una volta via social.

“Facciamola finita con questo cazzeggio. E quando vince Renzi lo sabotano da sinistra e quando vince Zingaretti si incazzano gli altri. Che palle ‘sto partito. Ma andiamo a fare opposizione”, scrive rispondendo a un messaggio su Twitter. E ancora: “Basta. Zingaretti senta Renzi, Giachetti, Martina etc e troviamo soluzione”.

“Va bene hai ragione. La segreteria di Renzi era tutta fatta dalle minoranze… Ma la facciamo finita con questo cazzeggio. E quando vince Renzi lo sabotano da sinistra e quando vince Zingaretti si incazzano gli altri. che palle ‘sto partito. Ma andiamo a fare opposizione”. E aggiunge: “Se una componente si sente esclusa potremmo valutare un governo ombra per marcare a uomo i ministri”.

“Persone come Renzi, Morani, Giachetti, Minniti, Nannicini potrebbero farne parte. Che ne dite?”. Innescando un dibattito interno. Sui social. Matteo Richetti – che il prossimo fine settimana riunisce la sua area politica – replica: “Ma cosa stiamo aspettando ancora?”. Dopo qualche ora, Calenda rincara la dose: “Mi vergogno di essere andato in giro a chiedere voti per un partito che è incapace di stare insieme anche mentre il paese va a ramengo”.

 

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