
Nel marzo del 2003 quella che doveva essere una semplice vacanza in famiglia si trasformò in un’emergenza drammatica. Colton Burpo, che allora aveva poco più di tre anni, iniziò a stare male e i primi sintomi vennero scambiati per una comune influenza intestinale. Le sue condizioni, però, peggiorarono rapidamente: l’appendicite non diagnosticata in tempo portò alla perforazione dell’appendice e a una grave infezione. Solo un intervento chirurgico immediato riuscì a salvargli la vita.
Dopo l’operazione e una lunga convalescenza, accadde qualcosa che lasciò senza parole i genitori. A distanza di mesi, Colton iniziò a raccontare episodi e visioni che sembravano andare ben oltre ciò che un bambino della sua età avrebbe potuto immaginare o conoscere. Le sue parole, ascoltate inizialmente con sorpresa e cautela, finirono per attirare l’attenzione anche fuori dall’ambiente familiare e religioso.

Il bambino spiegò che durante l’intervento aveva avuto la sensazione di separarsi dal proprio corpo. Raccontò di aver osservato dall’alto i medici mentre lo operavano. “…guardai i medici – stavano lavorando su di me”, disse più avanti, aggiungendo di aver visto la madre in un’altra stanza al telefono e il padre in preghiera vicino alla sala operatoria. Dettagli che, secondo i genitori, lui non avrebbe potuto conoscere, dato che era sotto anestesia.
Il racconto si fece ancora più sorprendente quando Colton iniziò a parlare di ciò che avrebbe visto oltre la sala operatoria. Disse di essere stato accolto in un luogo che identificava come il Paradiso e di trovarsi “tra le braccia di Gesù”. Descrisse una luce intensa, che attribuì allo Spirito Santo, e figure luminose che lo circondavano.

Tra gli incontri che più colpirono la famiglia ci furono quelli con persone mai conosciute dal bambino. Colton parlò di una sorellina che non era mai nata, persa dalla madre prima della sua nascita, e di un bisnonno morto molti anni prima. Elementi che i genitori sostennero di non avergli mai raccontato. Una delle immagini diventate più celebri è legata a una frase pronunciata dal piccolo: “Gesù mi ha accolto sul suo cavallo color arcobaleno e ha detto agli angeli di cantare, perché avevo tanta paura”.
La storia venne poi raccontata in un libro che ebbe grande diffusione e, nel 2014, arrivò anche sul grande schermo con il film Heaven Is For Real, distribuito in Italia come Il Paradiso per davvero. La pellicola mise in scena sia l’angoscia della famiglia durante l’emergenza medica, sia la straordinarietà delle rivelazioni del bambino, suscitando grande coinvolgimento emotivo nel pubblico.

Il caso di Colton Burpo ha continuato negli anni a dividere l’opinione pubblica. Da un lato c’è chi vede nel suo racconto una conferma dell’esistenza di una dimensione ultraterrena e della continuità dell’anima. Dall’altro, non mancano gli scettici, che ricordano come il bambino non sia mai stato clinicamente morto e ipotizzano spiegazioni di tipo neurologico o psicologico per quelle visioni.
Oggi Colton è adulto e parla ancora di quell’esperienza come di un momento che ha segnato profondamente la sua vita e la sua fede. Allo stesso tempo, sottolinea che il suo percorso spirituale è cresciuto ed è cambiato nel tempo, andando oltre il ricordo di quei giorni straordinari che, nel bene o nel male, hanno lasciato un segno indelebile nella sua storia personale.