Interni

Gli operai non tirano più: i 5Stelle danno buca, lavoratori e sindacati snobbati dal Movimento

Fare il grillino è pur sempre meglio che lavorare. Devono averla pensata così gli oltre dieci parlamentari M5S dell’Emilia Romagna, che hanno snobbato in blocco l’invito di Confindustria a partecipare a un incontro con sindacati, associazioni datoriali e di categoria per parlare di rilancio industriale da dentro una fabbrica. Insieme ai lavoratori, agli operai. Un paio di pentastellati eletti nel territorio avevano confermato la propria presenza, ma all’ultimo hanno dato buca.

A Valsamoggia, provincia di Bologna nel cuore produttivo dell’Emilia, a dir la verità la partecipazione parlamentare all’iniziativa, nella sede dell’azienda Euroricambi (multinazionale a proprietà familiare, colosso mondiale del settore autoricambi per tir), è stata ampia. Un buon numero di deputati e senatori di Lega, Pd, Forza Italia e Fratelli d’Italia, oltre all’ex sottosegretario dem Paola De Micheli e al sottosegretario alla Giustizia Jacopo Marrone, ha aderito all’incontro convocato da Pierluigi Taddei, presidente dell’azienda, e Pietro Ferrari di Confindustria Emilia Romagna.
Si è parlato a lungo di cuneo fiscale, formazione tecnica e continuità degli incentivi 4.0, temi cari alle imprese. Ma, a fine incontro, nel dibattito non sono mancate scintille tra gli esponenti del Carroccio e quelli del Partito Democratico, specie quando si è toccato l’argomento della nota integrativa gialloverde al Def. Sullo sfondo ci sono le elezioni regionali del 2019, e la volontà di Pd e partiti di destra di ingraziarsi gli industriali e le loro maestranze. Un interesse che, invece, non sembra riguardare gli esponenti del M5S. “Li ho invitati più volte – ha commentato Ferrari – Ma mi sembra che considerino gli industriali dei privilegiati e non capiscano i rischi e la fatica di un’impresa”. Perché mai, del resto, ai teorici del reddito di cittadinanza dovrebbe interessare il mondo del lavoro?

Nessuno tocchi la Rai! Rottura clamorosa tra Cinque Stelle e Lega sulle nomine, saltano i piani di Salvini