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Spese militari, Scanzi: “È normale che il Pd voti in blocco con la Meloni?”

I forti dubbi espressi da Giuseppe Conte sull’aumento delle spese militari rischiano di provocare una crisi di governo. Il leader del M5S ha ribadito più volte la sua intenzione di opporsi all’innalzamento delle spese per gli armamenti che dovrebbe raggiungere la quota del 2% del Pil italiano. A spalleggiare le tesi contiane è anche il giornalista del Fatto Quotidiano Andrea Scanzi che, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo, punta il dito contro le responsabilità del Pd.

La Gruber fa notare a Scanzi che Conte rischia di spaccare il M5S dicendo no all’aumento delle spese militari. “Una parte si schiererà con il ministro degli Esteri Di Maio, che è draghiano di ferro, e una parte starà con lui?”, domanda al suo ospite. “Il M5S è da quando è nato che rischia la spaccatura. – replica il giornalista – E ancora di più da quando c’è questa diarchia Conte-Di Maio, è innegabile. Che sia però soltanto una questione di piccolo cabotaggio elettorale secondo me no”.

“Credo ci siano milioni di italiani che avrebbero votato sì se fossero stati in Parlamento alla decisione di dare armi all’Ucraina, sperando che non vadano ai neonazisti. E al tempo stesso reputano che questa scelta non vada di pari passo con la decisione di riarmare tutto- spiega ancora Andrea Scanzi – Vorrei ricordare che l’oggetto del contendere nasce da un ordine del giorno che è stato proposto da Fratelli d’Italia. Quindi verrebbe da domandarsi, anche da un punto di vista etico, è diventato normale che il partito democratico voti in blocco con Fdi? Ci sarà un tema etico oppure no?”, si domanda polemicamente il giornalista.

“Questa vicenda pone un quesito esistenziale, etico e morale innanzitutto dentro la sinistra. – affonda ancora il colpo Scanzi – C’è una sinistra riformista che reputa che bisogna appiattirsi il più possibile verso la Nato e il mondo atlantista. E c’è un’altra sinistra, non so se migliore o peggiore, su cui si sta inserendo il M5S targato Conte, che dice se siamo sicuri che questa sia la strada, o dovremmo sganciarci in qualche modo dalla Nato?”, conclude.

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