Lavoro

Reddito di cittadinanza: impossibile recuperare i soldi dei furbetti

I cosiddetti furbetti del reddito di cittadinanza possono dormire sonno tranquilli. Sarà infatti quasi impossibile recuperare i soldi percepiti dalle migliaia di persone che non ne avevano diritto. A farsi due conti è il Corriere della Sera. Secondo il quotidiano, sarebbero 123.697 le persone che in questi anni hanno percepito indebitamente il reddito di cittadinanza e ai quali è stato finalmente sottratto questo sussidio. Ma sarà difficile per lo Stato ottenere dei risarcimenti.

Sono dunque migliaia e migliaia le persone che, fino ad oggi, hanno subito la revoca dell’assegno del reddito di cittadinanza. Le motivazioni più frequenti alla base del ritiro sono l’errata dichiarazione del numero dei componenti del nucleo familiare, dell’ammontare del reddito complessivo (Isee). Oltre alla mancata dichiarazione di essere detenuti in carcere o di essere stati condannati per reati gravi come l’associazione mafiosa.

Ma, come spiega appunto il Corriere, sarà difficile, se non impossibile, che lo Stato italiano ottenga risarcimenti da queste persone. Il problema sta alla base, nelle regole stabilite dal governo Conte I per percepire il reddito. Il livello di povertà delle famiglie che ricevono l’assegno viene stabilito in base alle entrate mensili. In rapporto però al costo della vita della zona del Paese in cui si vive. Quindi, le soglie stabilite dall’Istat per essere considerati poveri, variano da regione a regione.

I furbetti del reddito di cittadinanza

Insomma, molti di quelli che oggi percepiscono il reddito non possono essere considerati poveri a tutti gli effetti. Mentre migliaia di veri poveri, che risiedono soprattutto al Nord o nelle grandi città, non ricevono alcun sussidio. Disparità anche tra chi ha figli e chi risulta single, con questi ultimi nettamente favoriti. Infine, solo il 31% dei percettori di reddito di cittadinanza ha stipulato il cosiddetto ‘patto per il lavoro’. Ovvero l’opzione che fa decadere il diritto al reddito se si rifiuta per tre volte un impiego.

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