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“Non ci vogliono più”. Giovani, migranti, di successo. Costretti a fare i conti di colpo con il “decreto Salvini”

Provenienti dalla Guinea, dal Mali, dal Gambia. Arrivati in Italia, a Palermo, ancora minorenni. E capaci di farsi un nome grazie a una start up, Giocherenda, che produce giochi educativi ispirati alla cultura e ai colori africani. Un progetto che ha dato presto i suoi frutti, tanto che i ragazzi protagonisti di questa avventura hanno vinto un premio dell’agenzia Erasmus, iniziato la collaborazione con alcune aziende di alta moda e sono stati ricevuti dal Parlamento Europeo. Ora, però, le cose per loro potrebbero mettersi non troppo bene.Come scrive Antonello Mangano sull’Espresso, raccontando questa storia unica, i documenti di questi ragazzi rischiano di diventare “carta straccia” a causa del decreto sicurezza voluto da Salvini. A tutti loro, infatti, serve il passaporto. Ma ottenerlo, in Guinea, è un inferno. Uno di loro è l’unico superstite della morte della famiglia, uccisa per ragioni politiche. Ha ottenuto un permesso umanitario, una via di mezzo tra lo status di rifugiato e il rifiuto totale. Cancellato proprio dal nuovo provvedimento voluto dalla Lega. Va convertito, ora. Ma per farlo, come detto, serve il passaporto. In due anni e mezzo, i migranti hanno arricchito i loro curriculum con una lunga serie di iniziative, come uno spettacolo con un liceo classico di Palermo e il progetto Ghiocherenda. Un termine pular, una lingua parlata in parecchi paesi africani, composto dai termini “giuntura” e “linfa vitale”. Tra le iniziative, anche il gioco “La ronda dei desideri”: “si può giocare da 3 a 300 persone”. Quando devono compilare un modulo, pagare i fornitori o controllare le fatture, i giovani imprenditori di Giocherenda si mettono intorno a un tavolo di Moltivolti, un co-working molto speciale nel quartiere di Ballarò. Quando devono usare forbici, pialle e colori, una stanza del Centro Arrupe diventa il loro laboratorio. Un gruppo perfettamente integrato con il territorio siciliano. E che però ora si trova a fare i conti con una Paese che sembra improvvisamente diventato ostico.

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