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25 aprile, Lucio Caracciolo: “Triste, non si capisce cosa c’entri la guerra in Ucraina”

La festa del 25 aprile fa sempre discutere, ma quest’anno se possibile le polemiche sono state ancora più feroci. Colpa della sovrapposizione tentata da qualcuno tra le celebrazioni della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo e il sostegno al popolo ucraino invaso dall’esercito russo. Scontri e tensioni si sono verificati soprattutto durante i cortei di Milano e Roma, dove alcuni manifestanti hanno sventolato bandiere di Nato, Usa, Israele, Ucraina e Unione europea facendo infuriare diversi ‘compagni’. Sul banco degli imputati anche il segretario del Pd Enrico Letta, contestato nel capoluogo lombardo. Ma a far discutere è anche l’opinione sul 25 aprile dello storico Lucio Caracciolo

Lucio Caracciolo

La contestazione subita da Enrico Letta al grido di “Pd servo della Nato” è solo uno degli episodi di tensione, forse il più importante, registrati durante la festa del 25 aprile. Nella stessa città una sede del Partito Democratico è stata imbratta con accuse di collaborazionismo con l’Alleanza atlantica. Ma anche a Torino si è sfiorata la rissa tra ‘vecchi comunisti’ e ‘atlantisti’ dell’ultima ora.

“È piuttosto nefasto. Forse uno dei più tristi 25 aprile che io ricordi. – questo il giudizio tranchant di Lucio Caracciolo sulla festa della Liberazione – Non si capisce che cosa c’entri la guerra in Ucraina con il 25 aprile che è la festa della Liberazione dell’Italia dall’invasore tedesco e dai fascisti. Quello che si cerca di mettere insieme è appunto ciò che non può stare insieme. Uno dei problemi che noi oggi viviamo, anche nel capire l’attualità, è che sovrapponiamo il passato all’attualità, come se fosse sempre presente. Mescoliamo tutto e alla fine chi vuole capire qualcosa è bravo. Io non ci capisco nulla”.

“Tra l’altro quelle contestazioni che tu citavi non ci sarebbero mai state se non ci fosse stato il 25 aprile. – prosegue Lucio Caracciolo rivolto a Lilli Gruber – Qui si possono dire anche delle grandi sciocchezze, ma è bene che si possano dire, perché abbiamo avuto quella vittoria di ormai molti anni fa che abbiamo un po’ forse dimenticato. Che non studiamo quasi più nemmeno a scuola e che invece dovrebbe essere ancora una lezione. Una lezione valida ancora oggi, ma sempre distinguendo la realtà attuale dal passato, senza strumentalizzazioni”, conclude.

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