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Beppe Vessicchio accusa la Rai: “Non mi pagano e non mi fanno lavorare”

C’è una storia di soldi e di diritti non pagati alla base del durissimo sfogo di Beppe Vessicchio contro la Rai. Il direttore d’orchestra rilascia un’intervista di fuoco al Fatto Quotidiano in cui punta il dito contro i vertici di viale Mazzini che, a suo dire, non gli avrebbero corrisposto i diritti connessi. Si tratta di diritti d’autore che vengono solitamente versati a favore del produttore e dell’interprete quando si diffonde la registrazione di un brano.

Beppe Vessicchio contro la Rai

“Ho composto le musiche della trasmissione ‘La prova del cuoco’ fin dalla prima edizione. – racconta Vessicchio al quotidiano diretto da Marco Travaglio – Tutta la produzione musicale e le registrazioni che sono state utilizzate in quel programma (a partire dalla sigla che divenne un vero ‘tormentone’), è stata da me interamente realizzata e in piena autonomia”.

Italian musician Beppe Vessicchio performs on stage during the Sanremo Italian Song Festival at the Ariston theater in Sanremo, Italy, 10 February 2016. The music festival will run from 09 to 13 February. ANSA/ETTORE FERRARI

Il direttore d’orchestra racconta di aver chiesto spiegazioni alla Rai quando ha scoperto che non gli erano stati pagati questi diritti connessi, ma gli è stato risposto che la sua richiesta non aveva fondamento. Beppe Vessicchio ha così deciso di rivolgersi ad un tribunale. Ma così facendo, spiega, “è scattata la clausola (‘deterrente’, la chiamo io) secondo la quale chi ha contenziosi con la Rai non può avere contratti in essere diretti con l’azienda”.

Dunque Beppe Vessicchio da quel momento non ha più potuto partecipare ai programmi della tv pubblica “perché l’ufficio legale è intervenuto sull’ufficio scritture artistiche ponendo uno stop alla mia presenza”. Nel corso dell’intervista il musicista rivela che la Rai ha “paura di scoperchiare un vaso di Pandora”, visto che molti altri artisti hanno subito la sua stessa sorte. “Conosco chi questi diritti li ha incassati e anche chi non li ha mai visti. – conclude – Intendo andare avanti fino in fondo a questa faccenda, nonostante io sia un ‘pesce piccolo’. Rispetto ad altri potrei più facilmente temere le conseguenze dettate dalla lunghezza e dai costi di un iter giudiziario nonché dalla perdita di contratti. Desidero che la verità venga fuori: se avevo torto o meno non deve deciderlo la Rai”.

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