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Il giorno più caldo nella lotta per il clima: in piazza la rabbia dei giovani

Una delle giornate più attese, sul fronte degli scioperi mondiali per il clima. Quella che vedrà scendere in piazza il 27 settembre ragazzi e ragazze di ogni parte del mondo per dire no a una politica che continua a trascurare i cambiamenti che affliggono il nostro pianeta, mettendo a rischio il loro futuro. E che sarà particolarmente sentita, trattandosi della prima manifestazione che segue il discorso della piccola attivista Greta Thunberg all’Onu, al cospetto dei leader mondiali.

Così come accaduto per le proteste del 15 marzo e del 24 maggio, a promuovere lo sciopero è anche stavolta Fridays for Future, un movimento nato proprio a seguito dell’esempio di Greta, la ragazzina che aveva iniziato nel 2018 a protestare ogni venerdì di fronte al parlamento svedese per chiedere riforme in grado di contrastare il riscaldamento globale.
Anche in Italia, come nel resto del mondo, sono in programma scioperi in diverse città. A incitare gli studenti a darsi da fare per ribadire le loro ragioni è stato lo stesso ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti spiegando che gli studenti assenti saranno giustificati. In una circolare inviata ai dirigenti scolastici, le scuole sono state invitate a decidere cosa fare in totale autonomia. La mobilitazione è stata però descritta nel testo come “fondamentale per numerosi aspetti”.A rendere più vibranti le proteste dei giovani di tutto il mondo sarà proprio l’insoddisfazione per un vertice Onu che non ha portato i partecipanti a impegnarsi in maniera particolarmente convincente sul fronte del contrasto ai cambiamenti climatici. La Cina non ha fatto nessuna nuova promessa, mentre gli Stati Uniti non hanno fatto rilasciato ufficiali, confermando il sostanziale disinteresse verso questo tema da parte del governo di Donald Trump. Altri paesi hanno annunciato qualche impegno aggiuntivo per anticipare la riduzione delle emissioni rispetto a quanto deciso con l’Accordo di Parigi del 2015.

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