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Per colpa di questo libro il Colle ha eliminato Paragone! Tutta la verità

20 senatori e 20 deputati, gli stessi poteri della magistratura (capace di superare quindi anche il segreto d’ufficio nel corso delle sue inchieste). E il compito di vigilare sul sistema bancario e finanziario, con un vastissimo programma di interventi che spazia dal controllo dell’operato delle agenzie di rating al rispetto dei principi di concorrenza. Questa, in sostanza, la struttura di quella commissione banche voluta da Lega e, soprattutto, Cinque Stelle e che turba da diversi giorni il sonno di Mattarella, restio a firmare l’atto che darà vita al nuovo istituto. Per un motivo particolare. Anzi, un nome.

Sì perché dietro le titubanze del Colle, che in queste ore ha convocato Roberto Fico ed Elisabetta Casellati insieme ai vertici di Bankitalia, c’è lo spettro di Pierluigi Paragone. Quello del giornalista è infatti il volto designato dai grillini per la presidenza della commissione, una candidatura sulla quale è arrivato il via libera dei colleghi di governo leghisti. E che però non convince affatto Mattarella, determinato a limitare i confini dell’operazione, salvaguardare l’indipendenza della Banca d’Italia ed evitare, soprattutto, che venga gettato discredito sul sistema creditizio italiano.
Paragone, in questo senso, non sembra al Quirinale il nome più indicato. Soltanto un anno fa, nell’aprile 2017, l’ex conduttore de La Gabbia lanciava infatti il libro Gang Bank, gioco di parole che associa economia e pornografia. Un duro attacco al sistema della finanza, dove “esistono persone che rubano molto più dei politici”, e alla politica stessa, ormai schiava degli interessi di banchieri e finanzieri.“Le banche – spiegava Paragone – servono ormai per venire incontro allo Stato che non ha più soldi e il caso delle pensioni concesse tramite finanziamento o le liberalizzazioni ne è l’esempio. Prima ci si indebitava solo per la casa e l’auto, oggi lo facciamo per tutto e chi ci guadagna sono esclusivamente loro”.Un libro dove Paragone analizzava “il grande bluff del debito pubblico italiano”. E puntava il dito proprio contro il mondo delle banche: “Dal 2008 il salvataggio delle banche è costato all’Europa 213 miliardi di euro e fa specie che i vari Prodi, Draghi, Amato, Monti, Gianni Letta, Domenico Siniscalco, Barroso e Grilli hanno fatto parte di Jp Morgan, Goldman Sachs o Deutsche Bank”. E ancora, attacchi a Renzi che aveva “firmato il Job Acts con personaggi come Sergio Marchionne, che ha portato una storica fabbrica fuori dall’Italia, in braccio agli stranieri”. E l’appello a fermare questo “sistema perverso, il Gang Bank”.

Proprio da quel libro hanno origini i timori di Mattarella, che non vuole Paragone nel ruolo di presidente di quella commissione che proprio al mondo delle banche guarderà con occhio interessato per ben 4 anni (salvo elezioni anticipate): Banca d’Italia e Consob sono tra gli organismi che verranno monitorati e il Colle farà di tutto per tenerle lontane dalla mani dell’uomo che denunciava “un sistema di saccheggio instaurato dalle élite – colossi bancari, fondi d’investimento, agenzie di rating, multinazionali – che controllano la finanza globale. E che hanno fatto dell’Italia il loro terreno di caccia”.

Che strano, la commissione sulle banche fa tremare Mattarella