
Non sappiamo ancora chi alzerà la coppa, ma il Mondiale ha già trovato il suo marchio: quello del complotto. Una narrazione perfettamente in linea con l’America, e non soltanto, dove “niente accade per caso” e ogni episodio diventa materiale per sospetti, accuse e retroscena. In queste ultime settimane non tutto è andato alla perfezione, ma gli errori e le coincidenze hanno finito per trasformare il torneo in un enorme laboratorio di teorie cospirative.
A soffiare sul fuoco ci ha pensato anche Donald Trump, da anni contestato per il rifiuto di riconoscere la sconfitta alle elezioni del 2020. Il presidente ha ottenuto, e poi rivendicato, la revoca della squalifica di Balogun. A questo si sono aggiunti diversi errori arbitrali e il discusso episodio di Norvegia-Inghilterra: il pallone ha colpito la spidercam, ha cambiato traiettoria, ma il chip non ha segnalato nulla e il gol inglese è stato convalidato.

Argentina nel mirino, tra sospetti e accuse
Il bersaglio principale è diventata però l’Argentina, ribattezzata sui social “Vargentina”. C’è chi ha dipinto Gianni Infantino come disperato in tribuna dopo ogni rete subita dalla Seleccion, chi ha parlato di un calendario costruito su misura e chi ha ricordato la presunta amicizia tra Messi e un arbitro statunitense. Tutti elementi usati per sostenere che sia “già tutto scritto”. Il ct egiziano Hassan ha rincarato la dose: “È tutta una questione di soldi, vogliono che Messi resti nel torneo”.
Eppure, tra episodi favorevoli e una dose di fortuna che nel calcio non guasta mai, Lionel Messi è arrivato fino in fondo anche grazie ai numeri: 8 gol e 4 assist, spesso giocando a ritmi ridotti ma risultando comunque decisivo. Rispetto al trionfo in Qatar di quattro anni fa, la Seleccion ha cambiato posizione nell’immaginario collettivo. Ora è tra le squadre considerate antipatiche, protette, dure e aggressive. È il prezzo che spesso accompagna chi continua a vincere.
Essere circondata dalla diffidenza, però, ha acceso l’orgoglio argentino. Conoscendo l’animo porteño, le accuse sono diventate benzina per aumentare il “corazòn” e spingere la squadra oltre i propri limiti. Ora la Seleccion vuole dimostrare di poter conquistare il titolo senza favori. De la Fuente, tecnico brillante e osservatore astuto, ha respinto ogni sospetto con parole nette: “Ma quali aiuti, sono fortissimi. Non scherziamo”. Meglio prenderlo sul serio.