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Divisi e contenti: la giustizia si spacca in due sulla riforma della prescrizione, tutti i dubbi dei magistrati

Il tema caldo di queste ore, la proposta del Movimento Cinque Stelle di interrompere la prescrizione dopo la sentenza di primo grado. E che ha aperto una breccia all’interno della maggioranza, con Salvini subito scattato sulla difensiva e i grillini che, di contro, non vogliono sapere di fare un passo indietro, sottolineando come la norma fosse parte del contratto di governo firmato sul nascere dell’alleanza gialloverde. Una proposta sulla quale, però, a dividersi è l’intera giustizia italiana.

Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto di Catania che da luglio è membro del Consiglio superiore della magistratura, parla ad esempio di “misura dettata da giusta intenzione, ma non ancora sufficiente a ridare credibilità al sistema penale italiano”, sottolineando la necessità di un intervento di sistema poiché esistono “molte altre norme che rendono strumentale l’accesso agli strumenti processuali, come il divieto di reformatio in peius in appello e le norme che ci costringono a ripetere gli atti del dibattimento in caso di sostituzione di un
giudice del collegio”.
Molto più duro Carlo Nordio sulle pagine de Il Messaggero. L’ex magistrato si è chiesto innanzitutto che senso abbia riformare così l’istituto della prescrizione senza, per coerenza, abolirla del tutto. Criticando poi un intervento che, non tenendo conto della complessità del sistema giustizia, rischia di creare soltanto danni: “Nel nostro codice non esiste solo la prescrizione del reato, quella sulla quale vuole intervenire il provvedimento, ma anche la prescrizione della pena”.

“Così  se il condannato si sottrae alla sua esecuzione, cioè scappa, dopo qualche anno la pena si estingue.  Qui non abbiamo più l’impunità del cittadino che dopo anni e anni di processi ha il diritto di sapere quale sia il suo destino. Qui abbiamo l’impunità di un condannato latitante”. Puntando poi il dito: “Si è trascurato il principio che un codice penale è  un organismo omogeneo, incompatibile con interventi settoriali dell’ultima ora”.Molto critica in merito anche la parlamentare FI Giusi Bartolozzi, segretaria della Commissione Giustizia di Montecitorio, che parla di una norma “scritta male e irrispettosa della Costituzione. Prevede che si sospenda la pena anche per le sentenze di assoluzione. Una cosa scellerata: condanna gli innocenti ad aspettare anni prima di vedersi riconosciuti tali”.

Di parere contrario, invece, il pm siciliano Nino Di Matteo, secondo il quale il blocco della prescrizione sarebbe necessario per contrastare i reati contro la pubblica amministrazione visto che “la stragrande maggioranza di questi processi si conclude con la dichiarazione di avvenuta prescrizione”.

Una prescrizione che scotta: il piano della Lega, la rabbia dei Cinque Stelle. Resa dei conti in arrivo