Interni

Il nuovo decreto Ristori è ancora al palo. Per colpa della crisi voluta da Renzi

Proseguono al rallentatore i lavori per ultimare il decreto Ristori 5, i 32 miliardi di euro da distribuire alle famiglie italiane per far fronte a una crisi economica senza precedenti. Un provvedimento quanto mai urgente, visto tra l’altro che l’arrivo di nuove varianti del Covid-19 in Italia sta portando il governo a insistere sulle misure restrittive. E che avrebbe dovuto ricevere il definitivo via libera, nei programmi originali, il 20 gennaio. Poi, però, l’avvitarsi della crisi politica aveva complicato tutto e costretto all’inevitabile rinvio.

Con Matteo Renzi che aveva fatto i salti mortali per portare Giuseppe Conte fuori da Palazzo Chigi, in un clima di incertezza generale, sarebbe d’altronde stato impossibile per il governo giallorosso portare avanti un intervento così di peso, visto che di fatto l’esecutivo non era più nel pieno delle proprie funzioni. Poi, è stata la politica a prendersi i suoi tempi. Il mandato esplorativo a Roberto Fico, poi le consultazioni di Mario Draghi, infine la nascita della nuova maggioranza, allargata a Forza Italia e Lega. Nel frattempo, però, erano passate altre tre settimane.

E così il decreto è ancora in fase di preparazione. Peccato, però, che la pandemia nel frattempo continui a correre, decisamente più veloce di certi parlamentari. E che i ristori siano rimasti in sospeso proprio in un momento delicatissimo. Dal ministero dell’Economia, che ha visto nel frattempo il cambio della guardia tra Roberto Gualtieri e Daniele Franco, non si fanno ancora previsioni sui tempi. Anche se domenica 28 febbraio scade lo stop alle cartelle fiscali, la cui proroga dovrebbe rientrate nello stesso testo. E gli ultimi contributi a fondo perduto sono stati varati ormai a dicembre.

A complicare la messa a punto c’è innanzitutto l’arrivo delle già citate varianti del Covid, che stanno imponendo nuove misure mirate alle Regioni. Draghi sembra voler condividere lo schema abbozzato dal Conte bis, che prevedeva meccanismi di calcolo del tutto diversi da quelli adottati per i precedenti decreti: l’idea era quella di intervenire in modo più mirato, solo per gli operatori che nell’intero 2020 abbiano subito perdite di almeno il 33% e solo per coprire i costi fissi. In più è probabile che una parte del tesoretto sarà destinato al turismo invernale, particolarmente penalizzato dalle chiusure. Con un problema, però:i ristori per novembre e dicembre affidati all’Agenzia delle Entrate erano stati piuttosto rapidi perché gli accrediti partivano in automatico verso gli Iban delle attività che avevano già ricevuto i contributi in primavera. Cambiando i parametri si ripartirebbe da zero e tutti dovrebbero fare domanda, con inevitabile allungamento dell’iter.

Ti potrebbe interessare anche: Sondaggi, cresce la fiducia in Mario Draghi e nel nuovo governo. Tra i leader tante sorprese