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Dio salvi il Pd: i numeri, impietosi, di un partito ora a serio rischio estinzione

Numeri terribili, che arrivano a sancire un distacco ormai evidente dai cittadini italiani, gli stessi della sonora bocciatura del 4 marzo. Il Pd, oggi, è un partito a rischio estinzione, segnato da una crisi profondissima. I numeri dei partecipanti alle primarie del Lazio sono impietosi: solo da Roma si registrano 3 votanti al circolo Atac, 5 a quello Ferrovieri, 11 al Cotral, e via a salire fino ai 138 (record)  del Circolo Sanità e Ambiente. Nella capitale in totale si sono espressi 3.671 iscritti per accendere la sfida tra Bruno Astorre e Claudio Mancini.

La fotografia della drammatica situazione dem arriva da L’Espresso, che scrive senza troppi giri di parole di un “partito sull’orlo del collasso”. Non solo a Roma, dove la federazione ha un conto in rosso di tre milioni di euro, ma anche nei circoli della Torino guidata dai Cinque stelle o a Bologna, dove in dieci anni le sedi si sono ridotte da 136 a 98 e la festa dell’Unità si chiama ancora così ma perde qualcosa come 400mila euro a edizione (così nelle ultime due della provincia).
Il Pd, oggi, è un animale in via d’estinzione. I dati, disarmanti, dell’ultima tornata elettorale parlano chiaro e fanno il paio con quelli, recenti, che sottolineavano come soltanto un italiano su dieci si stesse interessando in queste ultime settimane a cosa stava accadendo all’interno del partito, con le candidature ormai definite e la lotta alla segreteria entrata nel vivo.La speranza dem è che una boccata d’aria fresca arrivi dalle prossime elezioni europee, quelle sulle quali punta forte Salvini per dare un’accezione più sovranista alle istituzioni europee. Ci sarà la chiamata alle armi, l’appello agli italiani contrari al populismo e all’antieuropeismo. Ma non è detto che sia sufficiente a ribaltare sorti che paiono davvero segnate.

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