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Il pericolo islamico viene dal mare: ecco perché Ceuta è una questione seria

L’allarme terrorismo islamista legato a Ceuta si intreccia con la crisi diplomatica tra Italia e Spagna, alimentata non solo dallo scontro politico tra il modello di Pedro Sánchez e quello di Giorgia Meloni, ma soprattutto dal rischio che l’exclave torni a essere un centro di radicalizzazione jihadista, data la sua storia di reclutamento per i conflitti in Siria e Iraq.

Secondo un dossier dell’intelligence italiana, basato anche su informazioni condivise dai servizi spagnoli, i 007 stanno monitorando una mobilitazione social in vista di una nuova ondata migratoria, forse anticipata rispetto alla data simbolica del 15 agosto. Da chat WhatsApp emergono riferimenti a un possibile spostamento al 10 agosto. Il meccanismo di diffusione parte da utenti TikTok, spesso con numerazioni marocchine e gestori di gruppi multipli, che rilanciano link verso gruppi Facebook. Qui, a differenza della precedente ondata migratoria, gli account non sono anonimi ma appaiono attivi esclusivamente su questo fronte, con numeri di telefono provenienti anche da Usa, Egitto, Algeria, Tunisia, Libia e Senegal. Gli inquirenti parlano di “una regia” dietro la campagna, al momento non attribuibile a un attore preciso, e segnalano il rischio che gli stessi canali siano sfruttati anche da trafficanti di esseri umani.

Sul fronte terrorismo, il rapporto richiama l’area di Fnideq (Castillejos), vicino Ceuta, storicamente teatro di operazioni congiunte ispano-marocchine contro reti jihadiste transfrontaliere. Il rischio sicurezza è stato esplicitamente citato da Palazzo Chigi nella nota con cui l’Italia ha giustificato la mancata riapertura immediata di Schengen, nonostante l’ultimatum di Madrid.

Sul piano operativo, la Spagna ha rafforzato il dispositivo di sicurezza: potenziata la barriera galleggiante di circa 500 metri al confine marittimo, dispiegate le fregate “Santa Maria” e “Navarra” in pattugliamento, duemila militari già presenti nell’exclave, incremento di Guardia Civil e Policía Nacional, oltre a droni e sorveglianza rafforzata anche a Melilla. Per il governo spagnolo le misure sono “adeguate” a fronteggiare una nuova crisi. Il Marocco, dal canto suo, descrive la situazione come “stabile”, precisando che i minori non accompagnati arrivati il 30 e 31 luglio saranno identificati e rimpatriati secondo le leggi spagnole, senza che la loro presenza costituisca elementi di particolare criticità — pur riconoscendo che le due aree restano punti di raccolta per chi tenta l’attraversamento irregolare della frontiera.

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