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Il Piano Casa deve pensare anche al ceto medio impoverito

“Il Fondo è stato istituito, la ricognizione degli immobili per l’edilizia sociale è partita, il coinvolgimento diretto degli operatori privati è ormai legge. Il nuovo Piano Casa ha fatto passi avanti: lavoriamoci seriamente”. Così Riccardo Erbi, direttore sviluppo de La Cascina Costruzioni, azienda del Consorzio La Cascina. Il riferimento è al Piano Casa presentato dal Governo ad aprile: entro dieci anni 100mila nuove abitazioni, con risorse fino a 10 miliardi tra fondi pubblici e capitali privati, a beneficio delle fasce deboli e del nuovo “ceto medio povero”.

“Il Piano ha una funzione sociale: per la prima volta guarda anche al ceto medio, che tra aumento dei costi e calo del potere d’acquisto fatica ad avere una casa”, spiega Erbi, richiamando anche la crisi demografica: chi vuole fare famiglia deve prima trovare dove abitare. A ciò si aggiunge una domanda abitativa plurale – giovani, single, anziani soli, lavoratori mobili – ben nota al settore. Erbi condivide lo spirito dell'”edilizia integrata”: su 100 alloggi, 30 a prezzo di mercato e 70 convenzionati, con canoni almeno il 33% più bassi, in cambio di procedure più rapide.

Le associazioni datoriali (Confindustria, Cna, Ance) chiedono più alloggi per i lavoratori delle aree industriali e maggiore flessibilità nel rapporto 30-70. Erbi aggiunge due nodi: il miliardo e 400 milioni PNRR per l’efficientamento energetico delle case popolari, che ha finanziato solo metà delle domande – “meglio completare le graduatorie già cantierabili che avviarne di nuove” – e la lentezza delle autorizzazioni, mai sotto i 6-7 mesi: “serve una cultura del fare, non solo del controllare”.

Sul Fondo Housing Coesione, gestito da Invimit sgr e operativo da agosto, Erbi è ottimista: “Le politiche abitative devono avere respiro pluriennale, non guardare alle prossime elezioni. Darà frutti dopo anni di sperimentazione, ma il passo è fatto, e attira risorse anche dagli enti locali, spesso privi di capacità tecniche per l’edilizia convenzionata”. Obiettivo del Governo: 3,6 miliardi entro il 2030, con rendimento di lungo periodo del 2%.

Erbi conclude con un appello: le imprese edili colgano il ruolo sociale del Piano, anche come promotrici di project financing. “La nostra edilizia consuma suolo più di quanto rigeneri: oggi è più facile demolire e ricostruire un edificio anni ’60 che riqualificarlo. Ma il Piano ha ragione a puntare su ciò che già esiste: nelle periferie degradate, rigenerare un edificio, una piazza, una strada migliora la vita dei cittadini. È una responsabilità pluriennale, di corpi intermedi e imprese che guardano al mercato non solo per profitto, ma per la qualità della vita delle nostre città”.

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