Esteri

Il presidente è solo: i big repubblicani voltano le spalle a Trump

Donald Trump è sempre più solo, anche all’interno di quel Partito Repubblicano del quale pure è espressione e che però sta iniziando, senza neanche troppo indugiare, a voltargli le spalle. In tanti, in vista del voto del 3 novembre che vedrà il presidente uscente sfidare il candidato democratico Joe Biden, hanno infatti già preso le distanze dall’attuale inquilino della Casa Bianca, convinti che si tratti di un cavallo perdente: i sondaggi, d’altronde, lo danno già indietro di una decina di punti.

Prima una gestione della pandemia rivedibile, poi, soprattutto, le feroci proteste per l’uccisione di George Floyd che hanno attraverso il Paese e messo in luce tutta l’inadeguatezza di Trump, più che mai in imbarazzo in una situazione delicatissima. E così ecco aumentare ora dopo ora i nomi tra coloro che, tra i conservatori, lo scaricano annunciando che non voteranno per lui o, addirittura, che sosterranno il candidato opposto. Tra i big che hanno già anticipato il mancato supporto c’è addirittura l’ex presidente George W. Bush.
Sulla scia di Bush è arrivato anche il no a Trump di Mitt Romney, senatore ed ex candidato alla presidenza. Anche lui, come l’ex presidente, non metterà la croce sul nome di Trump il 3 novembre. La vedova del senatore John McCain, Cindy, ha invece addirittura deciso di sostenere Joe Biden, preferendo quindi dare il proprio sostegno ai Democratici. I giornali americani scrivono poi di tanti indecisi che a loro volta potrebbero a breve schierarsi contro il presidente, dalla senatrice Lisa Murkowski agli ex speaker della Camera John Boehner e Paul Ryan.Netta, invece, la presa di posizione di Colin Powell, ex segretario di Stato sotto Bush e primo afroamericano a capo della diplomazia Usa: “La gente sta realizzando che Donald Trump  – ha spiegato alla Cnn – è un pericolo per il Paese. Si è allontanato dalla Costituzione. Penso che non sia un presidente efficace. Ha iniziato a mentire il giorno dell’inaugurazione, quando ci fu la disputa sulla dimensione del pubblico presente, non credo che questo sia nel nostro interesse”.

Salvini ora vuole il voto: “Conte è finito, election day in autunno”