Il passaggio dalla sartoria alle stanze del Ministero della Cultura è diventato in poche ore un caso. Alessandro Giuli ha scelto Domenico Vacca, stilista pugliese conosciuto anche per aver vestito numerose star internazionali, come consulente per il cinema e l’audiovisivo. Un incarico che non prevede alcun compenso, ma che ha attirato l’attenzione soprattutto per il rapporto già esistente tra il ministro e il professionista scelto per affiancarlo.

Vacca, originario di Andria e da molti anni attivo anche negli Stati Uniti, non è infatti un nome estraneo al mondo dello spettacolo. Nel corso della sua carriera ha collaborato con numerose produzioni cinematografiche e televisive e ha vestito attori del calibro di Denzel Washington, Al Pacino, Michael Douglas, Glenn Close e Daniel Day-Lewis. Uno dei lavori più conosciuti è quello legato ad “American Gangster”, il film diretto da Ridley Scott nel quale gli abiti indossati da Washington portavano la sua firma. Nel curriculum figurano inoltre collaborazioni con produzioni come “Damages”, “Empire”, “The Kominsky Method” e “Godfather of Harlem”.
A far discutere, però, non è tanto il rapporto di Vacca con Hollywood quanto quello con lo stesso Giuli. Tra i due esiste infatti un rapporto personale di lunga data e il ministro ha indossato in diverse occasioni gli abiti dello stilista. Una circostanza documentata anche sui social e confermata dallo stesso Vacca. È proprio questo elemento ad aver alimentato gli interrogativi sull’opportunità della scelta, nonostante l’incarico sia svolto gratuitamente.

Lo stilista ha spiegato la propria posizione sottolineando il percorso professionale costruito nel settore. “La vicenda è molto semplice: mi occupo di cinema e televisione a livello internazionale da 25 anni”, ha dichiarato. L’obiettivo del nuovo incarico, secondo Vacca, sarà utilizzare i rapporti maturati con le produzioni americane per favorire il loro arrivo in Italia e, in particolare, a Cinecittà.
La nomina è così diventata anche il tema del “Caffè” di Massimo Gramellini sul Corriere della Sera. Nel suo commento del 22 settembre, Gramellini affronta la vicenda in chiave ironica e critica, concentrandosi soprattutto sul rapporto tra incarichi pubblici e conoscenze personali. Il punto sollevato dal giornalista va quindi oltre il curriculum dello stilista e riguarda il criterio con cui vengono assegnati ruoli di consulenza nelle istituzioni.
C’è però un elemento che distingue la questione: il decreto di nomina, secondo quanto riferito dal Ministero della Cultura, non prevede alcun compenso. Vacca svolgerà quindi gratuitamente il ruolo di consulente. Questo non ha impedito che emergessero dubbi e critiche sull’opportunità della decisione, mentre lo stilista rivendica come motivazione della scelta la propria esperienza internazionale nel rapporto tra moda, cinema e televisione.
Il suo curriculum, del resto, racconta un legame con l’industria audiovisiva che dura da oltre venticinque anni. Vacca sostiene di aver collaborato con più di cinquanta produzioni americane e presenta il nuovo incarico come un’occasione per mettere questa rete di conoscenze al servizio del cinema italiano. La sfida sarà quindi trasformare relazioni costruite sui set e con le star internazionali in uno strumento utile alle strategie del Ministero.
Resta il dibattito sulla sovrapposizione tra rapporti personali e incarichi istituzionali. Da una parte ci sono l’esperienza internazionale dello stilista e la gratuità della consulenza; dall’altra il fatto che Giuli abbia scelto una persona con cui intrattiene già un rapporto personale e professionale. È proprio questo intreccio ad aver trasformato una nomina inizialmente passata quasi inosservata in una vicenda finita al centro dell’attenzione politica e mediatica.