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Trieste zona gialla, il sindaco contro i no vax: “Sono furioso”

Da lunedì 29 novembre il Friuli Venezia Giulia entra ufficialmente in zona gialla. Certo, come anticipato dal governatore leghista della Regione, Massimiliano Fedriga, le limitazioni varranno solo per le persone non vaccinate. Come del resto accadrà in tutta Italia dal 6 dicembre, anche in zona bianca. Ma le ripercussioni dell’aumento dei contagi da Covid influisce inevitabilmente sulla vita di tutti i cittadini. Per questo il sindaco di Trieste, Roberto Di Piazza, sfoga tutta la sua rabbia sui no vax e sui portuali che negli ultimi mesi hanno alimentato le proteste di piazza.

Il sindaco di Trieste furioso con i no vax

“Nei prossimi giorni era in programma un convegno con 400 persone, per tre giorni. Tutto annullato. Significa che sono saltate le prenotazioni di 400 camere d’albergo e i relativi posti in trattorie, bar e ristoranti. Tutto buttato via per colpa di questi personaggi”. Così si sfoga Di Piazza intervistato dal quotidiano Repubblica. Il sindaco di Trieste ce l’ha con no vax e portuali. “Mai avrei immaginato di vedere nella mia città certe scene. I lacrimogeni, gli idranti, piazza Unità d’Italia profanata da quella gentaglia”, si lamenta.

Il sindaco di Trieste in quota centrodestra si dice “furioso, perché hanno fatto del male alla nostra città. Sono contenti ora? Da oggi siamo in zona gialla. Se restiamo in giallo non cambia molto. – spiega Di Piazza – Sarà penalizzato chi non è vaccinato. Ed è giusto così. Il problema è che rischiamo di diventare zona arancione o, ancora peggio, rossa. Quando saremo costretti a chiudere tutte le attività sotto Natale, forse i no vax saranno contenti”, attacca.

Di Piazza parla di “situazione preoccupante” e di “triestini arrabbiati come me. E non potrebbe essere altrimenti, se ripensiamo ai materassi stesi in piazza Unità d’Italia. Quella era tutta gente da fuori. Hanno creato danni economici. Hanno contribuito a diffondere l’infezione”, punta il dito il sindaco di Trieste che rimprovera anche il governo per non aver imposto ancora l’obbligo vaccinale.

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