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Il sogno di Valerio, ragazzo con la sindrome di down diventato poliziotto ad honorem

Balla musica africana, è appassionato di zumba, lavora in un’azienda che vende energia pulita ed è capo scout. Valerio, il ragazzo che ha salvato una bimba tuffandosi nel mare di Sabaudia, da oggi sarà anche Alfiere della Repubblica e poliziotto ad honorem. Una storia incredibile la sua, nato con la sindrome di Down e oggi diventato eroe dei social, celebrato per un coraggio unico, che tutti gli invidiano.

Il sogno di Valerio, ragazzo con la sindrome di Down diventato poliziotto ad honorem

Come raccontato dalla famiglia di Valerio a Repubblica, quando sua madre chiese a un medico che cosa avrebbe potuto aspettarsi dal futuro di un bambino nato con la sindrome di Down, la risposta fu: “Valerio è un fiore destinato a non sbocciare”. Oggi, tutta Italia lo festeggia, mentre la polizia ha scelto di premiarlo per la dimostrazione di “grande forza, coraggio e generosità” quando si è trattato di portare in salvo una bambina che rischiava di annegare.

Come sempre, in questi casi, non sono mancate prese in giro e messaggi scettici da parte di utenti che, di fronte a una favola così bella, non hanno saputo rinunciare al sarcasmo a buon mercato. Valerio, però, non si è lasciato trascinare nelle polemiche. Nemmeno quando i genitori hanno presentato denuncia alla polizia postale, di fronte ad alcuni post troppo sopra le righe. Lui ha condiviso la decisione, ma “con distacco intelligente”, di chi non ha troppo tempo da perdere dietro la stupidità di certa gente.

Valerio ora farà da testimonial per una campagna di sensibilizzazione sull’uso consapevole della rete e sul contrasto all’odio online. Il padre finanziere ha raccontato a Repubblica che sì, stare dietro al figlio a volte può essere faticoso, ma che “è sempre più autonomo, e lo dimostra, oltre al fatto che lavora, anche la fresca nomina a capo scout. Il che vuol dire parecchio. Se te ne stai dieci giorni in tenda da solo significa che sai cavartela. Ha molti amici, anche se forse tra i ragazzi, chiamiamoli così, ‘normodotati’, un po’ meno di quelli che potrebbe avere”.

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