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Garlasco, la difesa di Sempio deposita consulenze su impronta 33 e Dna

La difesa di Andrea Sempio, indagato per omicidio aggravato nel caso di Chiara Poggi, ha depositato una serie di consulenze tecniche volte a mettere in discussione le evidenze raccolte dall’accusa. Le nuove analisi riguardano aspetti fondamentali quali l’impronta 33, l’analisi del Dna e le tracce di scarpe rinvenute sulla scena del crimine.

I documenti sono stati trasmessi telematicamente alla Procura di Pavia e rappresentano un passaggio rilevante nella strategia difensiva, che punta a contestare in modo dettagliato le conclusioni peritali degli inquirenti.

Gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia hanno presentato una serie di elaborati riguardanti diversi ambiti investigativi: dalla consulenza dattiloscopica sull’impronta 33, alla Bloodstain Pattern Analysis (BPA), fino agli approfondimenti medico-legali e alle analisi genetiche riferite al Dna rinvenuto sotto le unghie della vittima.

Inoltre, sono state incluse valutazioni sulle impronte di scarpa e una memoria difensiva volta a contestualizzare alcune dichiarazioni attribuite all’indagato, definite come “soliloqui” nel corso del procedimento. Rimane sospesa la consegna della consulenza personologica, in attesa di chiarimenti sulla validità probatoria dell’elaborato redatto dai carabinieri del RACIS, contestata dalla difesa.

Andrea Sempio e Alberto Stasi, protagonisti del caso Chiara Poggi a Garlasco

La consulenza del RACIS, incaricata dalla Procura di tracciare un profilo psicologico dell’indagato, rappresenta uno degli aspetti più delicati. La difesa ha sollevato dubbi sulla sua utilizzabilità in giudizio e ha deciso di non depositare la propria consulenza personologica fino a quando non verrà definito il valore processuale di tale documento.

Secondo i legali, la valutazione psicologica non può costituire prova finché non sia riconosciuta ufficialmente nell’ambito del procedimento, introducendo un ulteriore elemento di confronto tecnico nell’inchiesta. La difesa si concentra in particolare su alcune evidenze ritenute cruciali. L’avvocato Cataliotti ha spiegato che le consulenze sono state predisposte “per confutare le relazioni dei consulenti della Procura”, con particolare attenzione alla BPA, all’impronta 33, alle analisi medico-legali e alle impronte di scarpa.

Uno dei punti chiave riguarda la compatibilità delle tracce di calzature rilevate nella villetta di via Pascoli a Garlasco. Secondo la difesa, Andrea Sempio, che calza il numero 44, avrebbe una pianta del piede incompatibile con l’impronta rinvenuta, caratterizzata da una suola con motivo a pallini. Il consulente difensivo, Armando Palmegiani, ha sottolineato come l’aspetto centrale non sia la lunghezza del piede, ma la larghezza della pianta, ritenuta non compatibile con le tracce insanguinate analizzate.

Palmegiani ha inoltre evidenziato che l’impronta 33, trovata sul muro delle scale vicino al corpo della vittima, sarebbe “non identificabile” e quindi non attribuibile con certezza scientifica a nessun soggetto. Anche la ricostruzione tridimensionale della sua posizione è stata definita incongruente rispetto alle valutazioni della Procura.

Riepilogo delle prove del caso Garlasco

Un altro elemento depositato riguarda una memoria con allegati documentali finalizzati a contestualizzare alcune espressioni attribuite a Sempio, definite nel procedimento come “soliloqui”.

Secondo la difesa, tali dichiarazioni non possiedono natura confessoria né valore indiziario, ma rappresentano commenti privi di rilevanza investigativa, comparabili a quelli espressi da utenti in contesti pubblici come podcast e trasmissioni.

La difesa ha chiarito che non vi sono novità rispetto ai commenti degli utenti e ha escluso qualsiasi interpretazione in chiave di ammissione di responsabilità. Il caso Garlasco si sviluppa soprattutto sul piano tecnico-scientifico, con le nuove consulenze della difesa che segnano un passaggio importante nella strategia processuale volta a smontare le conclusioni della Procura.

Il dibattito si concentra su dettagli peritali complessi, dove impronte, tracce biologiche e analisi della scena del crimine assumono un ruolo decisivo nel definire il perimetro delle responsabilità e delle ipotesi investigative ancora aperte.

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