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La Sicilia non cede a Salvini: la montagna, alla fine, partorisce un topolino

Partire dalla Sicilia per prendersi l’Italia. Era questo, senza troppi giri di parole, il piano di Matteo Salvini, che alla tornata elettorale nell’isola guardava con particolare apprensione. Un appuntamento che nella testa del leader della Lega avrebbe dovuto fare da preludio a quello, ben più importante, delle europee del 26 maggio. Nella speranza di uno straordinario successo da bissare in meno di un mese: vincere a mani basse per prepararsi a farlo di nuovo, di lì a poco.

E invece nessuna affermazione straripante, con Salvini costretto suo malgrado a prendere atto di un risultato sì positivo, ma al di sotto delle aspettative. 5 dei 7 Comuni in cui si votava andranno al ballottaggio. Il Movimento Cinque Stelle, che un anno fa era il vero re della Sicilia, scricchiola ma non tracolla. Male in due città che amministrava, Bagheria e Gela, entrambe perse, bene a Caltanissetta e Castelvetrano, dove fa segnare il picco di voti (28,5%).
Il Carroccio ha fatto registrare dati positivi quando si è presentato con degli alleati forti, nel centrodestra e nella società civile. Un dato che Salvini ha pubblicamente analizzato con il sorriso, ringraziando i siciliani per la fiducia, ma che in realtà sperava fosse molto più alto, anche per mandare l’ennesimo messaggio agli alleati di governo con i quali è in rotta da diverse settimane.Di Maio, invece, ha potuto rivendicare solidità: “Quando si gioca ad armi pari e anche gli altri corrono con una sola lista mostriamo tutta la nostra solidità, ma la grande soddisfazione è essere arrivati al ballottaggio nell’unico capoluogo di provincia che va al voto, Caltanissetta. Senza contare anche il ballottaggio nel Comune di Matteo Messina Denaro, Castelvetrano, a dimostrazione dei nostri anticorpi e della coerenza sempre mostrata sulla legalità e la lotta alla mafia. Il cambiamento continua”.

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