Giustizia

Conte: “Fiducia in Descalzi”, ma Milano indaga sugli affari della moglie. Altra grana…

Nel 2014 Dibba, all’opposizione, chiedeva a gran voce le dimissioni di Descalzi. Oggi Conte ribadisce la sua fiducia nell’Ad di Eni, nonostante nell’inchiesta sul petrolio del Congo appaia il nome di sua moglie (che però non è indagata), e da Di Battista non arriva nessuna voce. Come mai? In conferenza stampa Conte ha detto: “Fino a quando non verranno accertati fatti penalmente rilevanti nei confronti di Claudio Descalzi, avrà la mia fiducia. Si parla di vicende personali della moglie di Descalzi e per me la responsabilità penale è personale”.

Alessandro Di Battista, contattato dal Fatto quotidiano, preferisce non commentare. Nel 2014, quando era all’opposizione, aveva chiesto le dimissioni di Descalzi per l’inchiesta sul petrolio nigeriano. Oggi è di scena il Congo… Come ha riferito Il Corriere della Sera, giovedì i pm di Milano hanno acquisito all’Eni i contratti con società fornitrici straniere.

Agli inquirenti interessa la Petro Service Congo, controllata come un’altra decina di società dalla olandese Petro Serve Holding BV. Si scopre che questo colosso opera in Nigeria, Gabon, Angola, Mozambico e possiede una grande flotta navale. Lavora con Eni e altri grandi gruppi. Dal 2012 al 2017 il gruppo ha affittato a Eni Congo Sa navi e servizi per 105 milioni di dollari. Ecco il punto: nel 2014, sempre secondo gli inquirenti, Marie Magdalena Ingoba, la moglie congolese di Descalzi, avrebbe controllato la Petro Service Congo attraverso una società lussemburghese: la Cardon Investments Sa.

La circostanza, se confermata, solleverebbe almeno un conflitto di interessi per il numero uno Eni. “Non ne ho mai sentito parlare e non ho mai avuto a che fare con questa società”, è la risposta di lady Ingoba-Descalzi. Eppure, per gli inquirenti milanesi, la documentazione sulle imprese lussemburghesi confermerebbe che l’8 aprile 2014 Ingoba avrebbe venduto le sue quote di Cardon Investments sa ad Alexander Anthony Haly.

Dall’ Eni affermano: “La nostra società conferma la correttezza del proprio operato e l’estraneità a qualsiasi condotta illecita. In relazioni alle indagini della Procura di Milano, Eni ha già avviato le opportune verifiche interne anche con il coinvolgimento di uno studio legale indipendente e sta prestando piena collaborazione all’autorità giudiziaria. Per quanto riguarda il ruolo ipotizzato per la Signora Ingoba in relazione alla società Petro Service Congo, Eni fa riferimento alla smentita esplicita data dalla Signora sul proprio presunto coinvolgimento come detentrice di quote di proprietà tramite la società Cardon Investments”.

L’ipotesi è che, per ottenere il rinnovo della concessione, Eni abbia pagato un sovrapprezzo di circa il 10 per cento, preteso dalle autorità congolesi per promuovere l’economia del Paese. Un altro possibile caso di corruzione internazionale, come quello nigeriano. I benefici sarebbero andati a politici e amministratori del Congo. Per l’accusa non ci sarebbero mazzette ma benefici sullo sfruttamento dei giacimenti. Solo le indagini diranno se Haly è stato davvero il compratore delle quote lussemburghesi di Cardon dalla moglie di Descalzi.

 

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