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Invecchiamento della popolazione e conseguenze economiche: meno cene al ristorante, abbigliamento e trasporti in un’Italia del futuro povera di giovani

Un’Italia più vecchia e con i capelli sempre più grigi: questa è la prospettiva che troveremo nel nostro Paese tra soli 20 anni a causa del costante invecchiamento della popolazione rispetto ai giovani. Entro il 2040 un italiano su tre avrà più di 65 anni, contro l’attuale media di un quinto di over 65 in Italia. L’istituto di statistiche Moody’s in suo recente studio, ha provato a prevedere quali potranno essere le conseguenze sull’economia italiana se la situazione futura resterà immutata. Le prime e più prevedibili ricadute economiche per il Paese che si candida a diventare il più vecchio del mondo saranno sui conti pubblici, con un aumento della spesa da sostenere per pensioni e sanità, e con una forte pressione in particolare sulle Regioni.

Nel settore privato, i primi comparti che potrebbe risentire della crisi di anzianità dell’Italia saranno settori come quelli dei trasporti, ristoranti, abbigliamento e calzature, in quanto la terza età tende a spendere meno in questi prodotti e servizi. Gli effetti negativi si faranno sentire anche sul mercato immobiliare, dove il calo del numero di persone che acquisterà casa, dovuto alla sempre minore quota di giovani, spingerà i prezzi al ribasso a causa della flessione della domanda anche se i grandi centri – evidenzia lo studio – potrebbero risentirne di meno a causa dell’immigrazione dei giovani da fuori.
Tuttavia ci saranno però anche settori che potrebbe beneficiare di questo alto invecchiamento medio della popolazione italiana: l’agenzia di statistica ipotizza un aumento dei consumi di gas ed energia, ma anche un aumento della spesa media in settori come quello alimentare e dell’assistenza medica e domiciliare, nei quali l’incidenza di spesa dei più anziani è più forte.Dal punto di vista lavorativo, l’Italia del 2040 potrebbe avere sempre meno persona al lavoro: da qui ai prossimi 20 anni la popolazione scenderà di poco più dell’1%, e i giovani in età lavorativa potrebbero crollare del 13%. In altre parole, a quasi parità di popolazione, ci saranno cinque milioni di persone in meno al lavoro. L’equivalente degli abitanti di Roma, Milano e Torino messi insieme.

 

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