
La fragile fase di calma tra Iran e Stati Uniti si è interrotta nelle ultime ore con un nuovo scambio di attacchi che riporta il Medio Oriente in una condizione di forte apprensione. Teheran ha lanciato missili contro una base statunitense in Giordania e ha dichiarato di avere colpito tre petroliere nello Stretto di Hormuz, mentre Washington e Riad hanno condotto raid contro obiettivi legati a milizie filo-iraniane in Iraq.
Missili iraniani contro la base Usa in Giordania
Il Comando Centrale degli Stati Uniti, il Centcom, ha confermato il lancio di diversi missili balistici iraniani contro una base americana in Medio Oriente. Secondo la ricostruzione diffusa dalle autorità militari statunitensi, l’attacco è avvenuto alle 17:45 di martedì, ora di Washington, corrispondenti alle 23:45 in Italia.
Tutti gli ordigni sarebbero stati intercettati dalle difese aeree prima di raggiungere l’obiettivo. Il Centcom ha riferito che non risultano né danni alla struttura né vittime o feriti tra il personale americano, sottolineando tuttavia che le forze Usa restano al massimo livello di prontezza operativa.
L’esercito della Giordania ha a sua volta dichiarato di avere abbattuto cinque missili provenienti dall’Iran e diretti verso il territorio del Regno. In una nota, il portavoce delle forze armate ha spiegato che la risposta delle difese aeree è stata immediata e che tutti i vettori sono stati neutralizzati.

Petroliere colpite nello Stretto di Hormuz
Parallelamente, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha annunciato di avere colpito tre petroliere in transito nello Stretto di Hormuz. L’agenzia iraniana Tasnim ha riferito che le imbarcazioni avrebbero ignorato precedenti avvertimenti delle autorità di Teheran, continuando a navigare lungo una rotta definita pericolosa e illegale.
Le navi, secondo la versione iraniana, sarebbero state costrette a fermarsi dopo l’attacco. Non sono però emerse conferme indipendenti sulle condizioni delle petroliere, sull’entità di eventuali danni o sulla situazione degli equipaggi. Lo Stretto di Hormuz resta uno snodo essenziale per i flussi energetici globali e ogni episodio che ne comprometta la sicurezza viene seguito con attenzione dai mercati.
Raid di Stati Uniti e Arabia Saudita in Iraq
Nella notte il Centcom ha inoltre comunicato di avere effettuato, insieme alle forze armate saudite, attacchi di precisione nell’Iraq orientale. Gli obiettivi indicati da Washington sarebbero depositi di armi e strutture logistiche utilizzate da gruppi armati sostenuti dall’Iran e collegati ai Pasdaran.
Gli Stati Uniti sostengono che l’operazione sia una risposta a più di trenta attacchi con droni contro militari americani e infrastrutture energetiche saudite nelle precedenti 72 ore. Due fonti delle Forze di Mobilitazione Popolare, citate dall’Agence France-Presse, hanno riferito di almeno dieci miliziani uccisi nei bombardamenti. Il raid più grave avrebbe interessato la provincia di Ninive; il bilancio, secondo le stesse fonti, potrebbe aggravarsi.
Petrolio in rialzo e tensione dopo Trump-Netanyahu
La ripresa delle ostilità ha avuto riflessi immediati sulle quotazioni energetiche. Nelle contrattazioni asiatiche il Wti ha guadagnato oltre il 3,7%, fino a 82,22 dollari al barile, mentre il Brent è salito di oltre il 3%, attestandosi a 84,57 dollari. Gli operatori guardano soprattutto ai rischi per la navigazione nello Stretto di Hormuz.
L’escalation si registra poche ore dopo il colloquio alla Casa Bianca tra il presidente americano Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Al termine dell’incontro, Netanyahu ha ribadito che Israele intende impedire all’Iran di acquisire capacità nucleari militari. Gli sviluppi delle prossime ore e le eventuali comunicazioni ufficiali delle parti coinvolte chiariranno l’estensione della nuova crisi.