Un uomo armato nel piazzale della stazione ferroviaria, le segnalazioni dei cittadini e l’intervento della polizia per bloccarlo. È accaduto a Padova nella mattinata di martedì 1 settembre, quando un 27enne gambiano è stato arrestato dopo aver opposto resistenza agli agenti. Durante l’intervento avrebbe gridato ripetutamente “Allah Akbar”. Gli accertamenti successivi hanno fatto emergere numerosi precedenti e una complessa vicenda legata alla sua permanenza in Italia.
L’allarme è scattato poco prima delle 9. Un passante ha avvicinato una pattuglia, segnalando la presenza di una persona con un coltello sotto il porticato della stazione. Sono intervenuti gli operatori delle Unità operative di pronto impiego, le Volanti e gli agenti impegnati nella vigilanza della zona. L’uomo impugnava un coltello da cucina lungo complessivamente 27 centimetri, con una lama di 15.

Secondo la ricostruzione della polizia, il 27enne ha inizialmente appoggiato il coltello a terra, lasciandolo però vicino ai piedi. Quando gli agenti sono intervenuti per immobilizzarlo, avrebbe cercato più volte di divincolarsi. Nella colluttazione un poliziotto ha riportato escoriazioni a una mano e a un gomito, con una prognosi di tre giorni. L’arresto è stato eseguito per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, porto abusivo di armi e oggetti atti a offendere e false generalità.
Le urla pronunciate durante l’intervento hanno portato all’attivazione della Digos per ulteriori verifiche. Il Corriere del Veneto riferisce tuttavia che, negli accertamenti riportati, non risultavano prove di una matrice terroristica. Un elemento che resta quindi distinto dalla condotta contestata all’uomo e dalle circostanze del suo arresto.

La ricostruzione del suo passato giudiziario parte dal marzo 2016, quando era sbarcato a Pozzallo ed era stato accolto come minore straniero non accompagnato. Secondo l’articolo della Verità ripreso da Dagospia, due mesi dopo era stato arrestato a Enna per sequestro di persona a scopo di estorsione: insieme ad altri due giovani avrebbe rinchiuso sette dipendenti di un centro di accoglienza in un ufficio, bloccandone le porte. Nel 2017 era stato inoltre indagato per violenza e minaccia a pubblico ufficiale e tentata violenza sessuale nei confronti di un’operatrice della comunità.
Altri procedimenti avevano riguardato gli stupefacenti. Nel 2022 era stato arrestato a Portogruaro; le indagini gli avevano attribuito almeno 140 episodi di spaccio di eroina e cocaina. Nel dicembre 2023 era arrivata una condanna definitiva a tre anni di reclusione, seguita dalla scarcerazione nel 2025 dopo l’espiazione della pena.
Proprio nel 2025 era stata avviata una procedura di espulsione, rimasta ineseguita. La domanda di protezione internazionale presentata dal giovane era stata dichiarata inammissibile dalla Commissione territoriale di Trieste nel febbraio 2026. Dopo il ricorso, nell’aprile successivo il tribunale aveva sospeso il provvedimento impugnato. Dal 21 agosto il 27enne risultava inoltre ammesso alla messa alla prova per un procedimento relativo all’accesso indebito a dispositivi di comunicazione durante la precedente detenzione.
Per l’episodio della stazione, il giudice ha convalidato l’arresto e pronunciato una condanna a dieci mesi di reclusione, concedendo il nullaosta all’espulsione. La Questura ha quindi disposto il trasferimento nel Centro di permanenza per i rimpatri di Gradisca d’Isonzo, comunicato il 2 settembre. Il collocamento nel Cpr è finalizzato all’allontanamento dall’Italia: non equivale, però, a un rimpatrio già eseguito.