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L’ira di Mario Giordano: “Emergenza covid, ecco qual è la vera vergogna”

A riaccendere il dibattito sull’emendamento che punta a consentire il reintegro dei medici radiati durante l’emergenza Covid è stato un editoriale firmato da Mario Giordano sulle pagine de La Verità. Il giornalista interviene con toni decisi a sostegno dell’iniziativa parlamentare, sostenendo che la vera ingiustizia non sarebbe quella di consentire il ritorno alla professione di quei sanitari, bensì averli esclusi dall’Ordine per le loro posizioni assunte durante la pandemia.

Nel suo intervento, Giordano ricorda il clima vissuto negli anni dell’emergenza sanitaria, quando alcuni medici decisero di continuare a curare i pazienti a domicilio, scegliendo percorsi terapeutici diversi rispetto a quelli indicati dalle autorità sanitarie del tempo. Secondo il giornalista, molti di questi professionisti avrebbero agito in buona fede, mettendo al primo posto l’assistenza ai malati e assumendosi anche rischi personali, salvo poi essere sottoposti a procedimenti disciplinari e, in alcuni casi, radiati dagli Ordini professionali.

L’editoriale prende posizione anche contro quella che viene definita una “caccia alle streghe” nei confronti di chi espresse dubbi sulle strategie adottate durante la pandemia. Giordano sostiene che la scienza non dovrebbe mai trasformarsi in un insieme di dogmi e che il confronto scientifico, anche quando porta a conclusioni differenti, rappresenti un elemento fondamentale della ricerca medica. Da qui la convinzione che il reintegro dei professionisti esclusi costituisca un atto di giustizia più che una scelta politica.

A sostegno della propria tesi, Giordano richiama diversi esempi di medici che, durante i mesi più difficili del Covid, continuarono a seguire i pazienti direttamente nelle loro abitazioni. Nell’articolo vengono ricordati, tra gli altri, il professor Luigi Cavanna, il professor Andrea Stramezzi, il dottor Gerardo Torre, il professor Donato Donno e altri professionisti che, secondo Giordano, contribuirono concretamente alla cura dei malati quando gli ospedali erano sotto forte pressione. Per l’autore, il loro impegno non solo non meriterebbe sanzioni, ma dovrebbe essere riconosciuto come un contributo importante fornito durante una fase eccezionale della sanità italiana.

Nella parte conclusiva dell’editoriale, Giordano racconta anche un episodio personale avvenuto durante la pandemia, quando gli fu consigliato di vaccinarsi prima di poter entrare in ospedale per assistere il padre. Il giornalista spiega di aver rifiutato quella richiesta, rivendicando il diritto di scegliere in autonomia e ricordando come, a suo giudizio, il compito del medico debba restare quello di curare il paziente indipendentemente dalle sue decisioni personali.

L’occasione per tornare sull’argomento è rappresentata dall’emendamento presentato in Commissione Affari sociali della Camera dalla deputata di Fratelli d’Italia Alice Buonguerrieri. La proposta mira a consentire il reintegro dei cosiddetti “medici no vax”, una prospettiva che ha già provocato forti reazioni da parte di esponenti del mondo sanitario, tra cui il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Filippo Anelli, che ha espresso la propria contrarietà. Proprio questo scontro rappresenta oggi uno dei temi più divisivi nel dibattito sull’eredità della gestione della pandemia e sul rapporto tra libertà professionale, responsabilità sanitaria e decisioni disciplinari.

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