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La batteria Tesla impiantata nel South Australia dimostra tutta la sua efficienza nei primi test

È bastato poco più di un mese, per avere la prima esauriente risposta sulla batteria Tesla impiantata nel sud dell’Australia, il cui scopo era di poter ovviare all’interruzione nella fornitura di energia elettrica che ormai da tempo assilla questa parte del Paese.
La più grande batteria del mondo agli ioni di litio, che l’azienda guidata da Elon Musk aveva provveduto a mettere in funzione a Hornsdale, non senza corollario di polemiche a livello politico, ha infatti consentito una risposta non solo efficace, ma anche notevolmente più rapida di quella cui avevano dato luogo i sistemi tradizionali in precedenza.

Un risultato eccellente

La batteria Tesla è stata duramente messa alla prova nei primi giorni dell’anno, esibendo una rapidità di reazione all’altezza della situazione, confinata in appena 0,14 secondi dal momento del calo di produzione che ha interessato l’impianto di Lon Yang.
La centrale posta nello stato di Victoria era peraltro stata protagonista di un altro episodio simile appena sette giorni prima, quando la risposta data aveva invece comportato un’attesa di quattro secondi.
La prestazione fornita dalla batteria Tesla è stata messa in ampio risalto dai funzionari statali, che non hanno esitato a magnificare i tempi di risposta del nuovo sistema. Il fatto realmente importante è però che grazie ad essa potrebbe essere data una risposta ad un problema sempre più grave, quello della crisi energetica di cui è preda l’Australia.
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tesla-batteria-australia-funzionamento-3Un problema sempre più avvertito

I black-out non sono assolutamente una novità per questa zona del pianeta, se si pensa che nel 2016 un problema analogo lasciò il South Australia senza energia per un lungo periodo. A causarli sono soprattutto gli enormi consumi comportati dall’attività degli impianti di condizionamento dell’aria, la risposta più gettonata dagli australiani di fronte alle ondate di caldo che caratterizzano il Paese.
Proprio per superare una situazione sempre più critica, le autorità del South Australia avevano deciso di dare vita ad un accordo con Tesla, la quale si era impegnata a fornire una batteria adeguata allo scopo nell’arco massimo di cento giorni. Impegno rispettato dall’azienda californiana, con ovvio sollievo delle autorità statali, che all’inizio di dicembre hanno potuto annunciare l’avvio dell’impianto di Hornsdale.

Le prossime mosse di Tesla

La batteria Tesla viene alimentata da un parco eolico posto nelle vicinanze e può fare fronte alle esigenze di 30mila abitazioni, anche se in archi temporali abbastanza limitati. Il progetto in questione è però solo uno di quelli in cui Elon Musk ha deciso di impegnare l’azienda da lui guidata.
Va infatti sottolineato come in contemporanea Tesla si sia dichiarata pronta ad intervenire in Portorico, ove a far mancare spesso l’energia elettrica sono i ricorrenti uragani. Inoltre già nel 2016 era stato varato un sistema formato da batterie e pannelli solari in una delle isole che compongono le Samoa statunitensi, grazie al quale era stato possibile provvedere alle esigenze degli abitanti, slegandoli dalla dipendenza verso le fonti di energia fossili.
Una strategia che con tutta evidenza punta a rimarcare ancora una volta da una parte la necessità di virare verso forme di energia rinnovabili e dall’altra il ruolo sempre più centrale di Tesla nel nuovo sistema energetico che si verrebbe a creare in questo caso. Un sistema del quale Elon Musk mira ad essere uno dei maggiori protagonisti a livello globale.
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