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La bufala di Livia Turco che difende l’autista di San Donato Milanese

C’è una notizia che gira in queste ore in rete e che sta facendo indignare non poco gli utenti italiani, gli stessi che si sono trovati a seguire con apprensione la sorte dei bambini e degli insegnanti presenti a bordo dello scuolabus guidato da Ouesseynou Sy a San Donato Milanese. La vicenda è ormai nota: l’uomo, deciso ad agire come protesta per i migranti che ogni giorno muoiono in mare, ha bloccato il mezzo, costretto i docenti a legare i ragazzi con delle fascette e minacciare di dar fuoco al mezzo.

Un rogo che c’è effettivamente stato, ma solo dopo che i carabinieri, allertati da uno dei giovani presenti a bordo (di origini egiziane) sono intervenuti mettendo tutti in salvo. Un caso che ha fatto discutere tanto, tantissimo. Sicurezza, immigrazione, controlli: parole rimbalzate da una trasmissione all’altra. Tra le quali Agorà dove, tra gli ospiti, era presente Livia Turco, in passato ministro della Salute sotto il secondo governo Prodi. Che ha pronunciato, questa la notizia che fa indignare il web, una frase piuttosto esplicita in difesa dell’attentatore.
“Quando ha visto le immagini di quel sequestro di quel tentativo di strage cosa ha pensato?” ha chiesto all’ex onorevole la giornalista Serena Bortone. Risposta della Turco: “Sono fatti che creano angoscia e allarme e che vanno assolutamente denunciati ma anche compresi”. “Come compresi?” chiede a quel punto la conduttrice. “Compresi nel senso di comprenderne la ragione, e comunque condannati”.

Tante le testate che in queste ore titolano scioccate, accusando la Turco di difendere a parole Ouesseynou Sy. Travisando (volutamente? il dubbio resta) le parole dell’ex ministro che, di fatto, ha condannato fermamente il gesto chiedendo però allo stesso tempo di non fermarsi a un giudizio netto, ma ragionare su come evitare che le tensioni sociali possano deflagrare in gesti così eclatanti e pericolosi. Un appello condivisibile, tutto sommato. Più facile, però, darsi a titoli allarmanti per farsi un po’ di sana pubblicità.

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