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Un Conte più che dimezzato: il premier si arrende, clamoroso passo indietro sull’immigrazione. Altro che le espulsioni promesse da Salvini!

Un governo dalle mille facce, quello gialloverde, dove tutti possono dire tutto e il contrario, in contrasto gli uni con gli altri, in un valzer di sparate, retromarce e mediazioni che farebbe la gioia di tanti scrittori a corto di fantasia. Matteo Salvini, il ministro dell’Interno che ha fatto dell’immigrazione il suo cavallo di battaglia e continua a volare nelle preferenze degli italiani, insiste da giorni sulla bontà del dll sicurezza che porta il suo nome e sbandiera orgoglioso i risultati ottenuti su Facebook: “Sbarchi in calo dell’80% rispetto all’anno scorso, con un settembre da record. Meno 85% (e 5 giorni consecutivi, dal 23 al 27, con zero arrivi). E ora acceleriamo coi rimpatri. Non molliamo, volere è potere!”. Già, i rimpatri. Quelli che il leader del Carroccio vorrebbe rendere più facili, espellendo immediatamente dal territorio gli immigrati non regolari.

Non la pensa però allo stesso modo il premier Giuseppe Conte, che si è confessato nel corso di una lunga intervista rilasciata a Famiglia Cristiana. Molto devoto a padre Pio, il presidente del Consiglio ha spaziato dalla difesa del papa (“vili e pretestuose le accuse che gli sono state rivolte”) agli ultimi scossoni sui mercati, garantendo che “non c’è nulla da temere, la nostra è una manovra che fa il bene dei cittadini”. Ma soprattutto ha sconfinato su un tema, l’immigrazione, che solitamente è territorio di caccia esclusivo di Salvini. Smentendo, a parole, le promesse virtuali del numero uno della Lega e le affermazioni rilasciate dallo stesso Conte nei giorni scorsi. Una retromarcia davvero inaspettata.
Sì perché se è vero che il premier ha confermato che “non siamo contro l’accoglienza dei profughi, ma non è possibile farli venire tutti nel nostro Paese”, è il passaggio successivo a far discutere: “Nessuno sarà rimpatriato se nel Paese d’origine non ci sono gli adeguati standard di sicurezza”. Esattamente il contrario di quanto sostenuto dalla maggioranza fino a poco fa, quando le espulsioni venivano sbandierate come un’arma per allontanare dal nostro territorio chiunque non fosse in regola. Una notizia sicuramente non gradita alle orecchie del popolo leghista, l’ennesimo ritocco a un decreto legge che col passare dei giorni continua a perdere di incisività, mettendo in serio imbarazzo Salvini e il Carroccio intero.

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