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La denuncia del presidente del Copasir: “In Italia molte spie russe”

In Italia sarebbero presenti ancora oggi molte spie russe al soldo di Mosca. A denunciarlo è Adolfo Urso, presidente del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica). Il senatore di Fratelli d’Italia rilascia un’intervista al quotidiano Libero in cui mette in guardia sui rischi che correrebbe il nostro Paese a causa della ‘barbe finte’ inviate da Vladimir Putin.

Adolfo Urso presidente del Copasir

“In Italia ci sono molte spie dei russi reclutate in vari modi”, rivela Urso al quotidiano diretto da Alessandro Sallusti. Il presidente del Copasir sottolinea comunque che l’attività di queste persone viene tenuta sotto controllo già da diverso tempo dai nostri servizi segreti. Il loro reclutamento avverrebbe tramite “spionaggio, arruolamento e propaganda”, spiega ancora Adolfo Urso.

Non ci sono invece ancora certezze, ma forti sospetti, sul fatto che i giornalisti russi che compaiono nelle televisioni italiane siano veramente “a libro paga” di Mosca. Adolfo Urso non è affatto sicuro che si tratti di “un’operazione di disinformazione organizzata e pensata a monte da uomini del governo russo”. Comunque sia, il senatore meloniano confida al giornalista che lo intervista che “da presidente del Copasir le dico che la macchina dell’informazione russa, come la cinese, è continuamente attiva. Da giornalista mi stupisco che ve ne accorgiate solo oggi”.

Insomma, conferma Urso, in Italia ci sono molte spie russe “e con modalità che abbiamo peraltro descritto nell’ultima relazione al Parlamento quando abbiamo affrontato il caso del militare Walter Biot”. Il presidente del Copasir spiega che il reclutamento avverrebbe tramite “messa a libro paga di dirigenti, fake news, campagne social, attacchi cibernetici. In relazione alla guerra d’Ucraina avevamo riferito in Parlamento già il 9 febbraio scorso nella nostra relazione annuale, e prima ancora l’avevamo fatto il 13 gennaio per quanto riguarda nello specifico la sicurezza energetica, ben 40 giorni prima dell’invasione”, conclude.

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