Interni

“Fai schifo, bastardo”. Il Cinque Stelle Marsella nella bufera: attacchi violentissimi, succede per questo

Sui metodi adottati dal Movimento Cinque Stelle per gestire le sue grane interne, in particolar modo sul fronte dissidenti e fuoriusciti, si discute ormai da anni. Tanti gli esponenti della galassia pentastellata che si sono trovati a fare un passo indietro dopo aver abbracciato posizioni diverse da quelle ufficiali, costretti a fare i conti con l’ira funesta del popolo della rete. Ultimo in ordine cronologico a denunciare uno schema ormai ricorrente è Mirko Marsella, ex consigliere M5S del Municipio XI di Roma che ha poi abbandonato i grillini per traslocare al gruppo mistro. E al quale sono arrivati messaggi su questa falsariga: “Sei andato via dal Movimento 5 Stelle come un bastardo. Ci farai sempre schifo! Ti auguro di morire presto, magari già stanotte. Che tu possa lentamente perdere il respiro e non vedere la luce del giorno. Addio Merda”.Marsella aveva deciso lasciare il Movimento Cinque Stelle in aperta polemica con i colleghi, non nascondendo la sua amarezza e spiegando di essere stato emarginato da chi “pensa di essere il padrone del Municipio, mentre è un semplice amministratore”. Non è la prima volta che simili polemiche agitano i pentastellati: tanti gli (quasi tutti ormai ex) esponenti che hanno lamentato un’impostazione settaria del Movimento per poi trovarsi a fare i conti con una cascata di insulti e minacce. Un problema tornato di attualità strettissima anche nel corso delle ultime elezioni, con diversi candidati espulsi e poi eletti in Parlamento.Una grana iniziata in realtà tempo addietro: tra le prime pietre dello scandalo c’era stata l’elezione del presidente della Repubblica Mattarella, quando in polemica con le imposizioni arrivate dall’alto una decina di parlamentari Cinque Stelle avevano deciso di abbandonare la nave in aperta polemica con Grillo e Casaleggio. Il deputato Massimo Artini aveva alzato il sipario su quanto accadeva all’interno del Movimento, sostenendo che la Casaleggio Associati si era spinta fino a tenere sotto controllo le caselle mail degli esponenti grillini). Tutti i fuoriusciti, puntualmente, denunciavano poi il tono violentissimo degli insulti ricevuti a seguito delle rispettive scelte, con minacce che arrivavano a toccare spesso anche gli affetti più cari.