Esteri

“La Francia sabota l’Italia in Libia”. Un’accusa clamorosa: ecco le prove

“Alcune organizzazioni francesi” che avrebbero operato sul territorio libico per favorire la ripresa degli scontri avvenuti a Sebha, città a 650 chilometri da Tripoli. Una denuncia che arriva dal leader della tribù Tebu, nel sud del Paese, Yousef Cujai, che si dice comunque deciso a “rispettare l’accordo di riconciliazione con i rivali Awlad Suleiman”. Una rivelazione fatto durante un’intervista ad “Agenzia Nova”, il leader tribale del Fezzan spiega: “A Roma abbiamo firmato lo scorso anno un accordo di riconciliazione sponsorizzato dal governo libico e da quello italiano che però non ha tenuto a lungo a causa della ripresa degli scontri tra le parti. Al momento le due parti continuano a rispettare quell’accordo, nonostante proseguano le tensioni e i tentativi di far fallire la tregua da parte di fazioni estere”. Tra queste ultime, secondo Cujai, “ci sono alcune organizzazioni francesi che sono dietro il fallimento del completamento dell’accordo sul sud della Libia in generale e su Sebha in particolare”.Secondo il leader della tribù Tebu “le organizzazioni francesi si muovono in direzione opposta a quella dell’accordo, tenendo degli incontri nei paesi vicini con delle personalità che non rappresentano le tribù e non godono dell’appoggio della popolazione locale, al solo scopo di far fallire gli accordi di riconciliazione. Noi siamo contro questi incontri”. Per Cujai, quindi, “il governo francese segue la situazione nel Fezzan con molta attenzione, al punto che c’è una forza francese molto vicina al confine con il Niger da tempo, senza che nessuno sappia quale sia la sua missione”.Dopo aver denunciato l’operato francese in Libia, Tebu ha chiesto maggior sostegno dal governo italiano e libico così da far rispettare davvero l’accordo di riconciliazione e impedire qualsiasi tentativo di riportare gli scontri di nuovo a Sebha. Cujai chiede di “risarcire in termini economici le parti coinvolte nel conflitto come primo passo per applicare l’accordo di Roma e per rispettare le promesse fatte”. Necessario anche “rilanciare lo sviluppo nella regione tramite l’avvio di una serie di progetti”. Al momento non ci sono iniziative economiche in atto nel sud del Paese. I Tebu si pongono a metà strada tra il governo di accordo nazionale e il generale Khalifa Haftar di Bengasi, riconoscendo sia l’autorità di Tripoli che quella del parlamento di Tobruk. L’intenzione della tribù è di avere un ruolo più incisivo nel processo politico in Libia, ribadendo la necessità di una riconciliazione nazionale e rifiutando ogni divisione politica.