Interni

La grande truffa di chi vuole spacciare Salvini come un moderato

di Filippo Rossi

L’ennesima recita, niente di più. Così, senza troppi giri di parole, si può tranquillamente bollare la truffa che in queste ore certi ambienti della destra sovranista stanno cercando di propinare agli italiani. E che vede Matteo Salvini al centro di una miracolosa metamorfosi, che lo vede passare di colpo in statista dal linguaggio ripulito, che ha lasciato definitivamente nel dimenticatoio parolacce, insulti, minacce. E che ha cambiato completamente linea nei rapporti con le istituzioni europee e con gli altri Stati Ue, a partire dalla Francia un tempo nemica e ora improvvisamente vicina.

Il momento più grottesco della pantomima arriva dai rapporti, magicamente mutati, con Bruxelles. Come credere alla buona volontà del Capitano, fin qui a braccetto con personaggi come la Le Pen, Orban e Putin? Si è mai sentito parlare di un europeista che approva mozioni come quella del 2017, a prima firma Giorgetti, che impone l’uscita dall’euro come passaggio fondamentale nel programma del proprio partito? A quanto pare, c’è chi cerca di convincere gli utenti di questo.
E come dimenticare, anche volendo passare sopra alle manifestazioni no euro e via dicendo, gli scontri durissimi con l’Europa sul fronte migranti, quelle persone che Salvini avrebbe voluto lasciare in mezzo al mare, in balia delle onde? Per non parlare dell’utilizzo dei social, dove chi oggi si definisce garantista e parla quotidianamente di diritti in passato pubblicava solo ed esclusivamente notizie di crimini commessi da stranieri, tacendo puntualmente qualsiasi episodio che aveva come protagonista un italiano. I social come strumento d’odio, niente di più, indirizzato verso una fascia precisa della popolazione. Ma quello era ieri, oggi è tutto diverso secondo la Lega.L’idea che Salvini possa essere a capo di una destra sì tosta ma comunque costituzionale è improponibile, un inganno troppo facile da smascherare. Il Capitano è quello che parla di marce su Roma, degli slogan di mussoliniana memoria, degli insulti alle istituzioni. Convincersi del contrario significherebbe cadere in un trappola anche piuttosto grezza. E pericolosa, per tutti.

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