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La linea morbida di Conte per convincere i governatori: così il premier ha vinto la sua partita

Un lungo braccio di ferro nella notte con le Regioni, che si erano improvvisamente impuntate minacciando di non firmare il Dpcm. Con un confronto durato oltre l’una, come testimoniato dalle parole di Giovanni Toti su Facebook, in videoconferenza. Da una parte il governo, dall’altra i governatori, infuriati perché non erano state allegate le linee guida stabilite nelle ore precedenti. Con la quadra raggiunta soltanto quando l’alba stava ormai per iniziare: ora tutto è pronto per l’inizio di quella Fase 2 annunciata dal Giuseppe Conte agli italiani, che vedrà il Paese tentare, con prudenza, di voltare pagina dopo due mesi di lockdown.

Un passo avanti deciso che ha rischiato di saltare. “Da lunedì ci si sposterà all’interno della Regione senza autocertificazione. Si potrà andare dove si vuole, al mare, in montagna, a fare una passeggiata. Riprendono anche gli incontri con gli amici”. E poi via, a scadenze regolari, alle riaperture: negozi al dettaglio, servizi legati alla cura della persona, bar, ristoranti, pizzerie, pub, pasticcerie, stabilimenti balneari. E poi la ripresa delle messe e degli allenamenti di squadra. Infine, il 25 maggio, palestre e piscine. Dal 3 giugno, invece, la possibilità di accogliere turisti dagli Stati Ue.
Il tutto ferma restando la possibilità, per i governatori regionali, di ampliare o restringere le libertà in base all’andamento della curva dei contagi. Con tre osservate speciali, stando all’ultimo report realizzato dall’Istituto Superiore della Sanità: Lombardia, Molise e Umbria. Restano le regole sul distanziamento di un metro da tenere tra le persone, il divieto di assembramenti e l’obbligo di indossare le mascherine in determinati luoghi. Tutto pronto, allora, per la Fase 2? Macché. Poche ore dopo Conte ha dovuto di nuovo affrontare i governatori: la soluzione per tacitare gli animi è stata trovata inserendo un richiamo nella premessa del Dpcm al protocollo unitario delle Regioni, che verrà poi allegato al testo. Un lavoro necessario perché, secondo il governo, qualcuno ha paura delle responsabilità e chiedeva più garanzia. Un riferimento soprattutto a quei Fontana e Zaia già al centro di polemiche feroci nelle scorse settimane ed evidentemente per niente disposti a giocarsi la faccia. Alla fine, il premier l’ha spuntata con un lungo lavoro di mediazione, abbandonando la linea dura per mettere tutti d’accordo. Portando a casa una partita non semplice e che potrebbe non essere ancora finita.

Conte: “I dati sono incoraggianti, inizia la Fase 2. Affronteremo un rischio calcolato”