Esteri

Gli Usa minacciano la Cina: “Possibili sanzioni a Paesi seduti sullo steccato”

Lo scontro armato tra Russia e Ucraina si sta trasformando sempre di più in una guerra mondiale, almeno dal punto di vista degli interessi economici. A far salire ulteriormente la tensione globale è l’avvertimento lanciato dagli Stati Uniti alla Cina per bocca del segretario al Tesoro Janet Yellen e della portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki. Secondo Washington potrebbero arrivare presto possibili sanzioni ai danni di tutti quei Paesi che, come la Cina, hanno deciso di stare “seduti sullo steccato” a guardare quanto accade in Ucraina.

“Lasciatemi dire alcune cose a chi pensa di scorgere in questa situazione dei vantaggi, preservando la propria relazione con la Russia e riempiendo i vuoti lasciati da altri. – attacca Janet Yellen durante un dibattito organizzato dal centro studi ‘Atlantic Council’ di Washington – Queste motivazioni sono miopi. Qui è in gioco il futuro del nostro ordine internazionale, sia in termini di una sicurezza pacifica che in termini di prosperità economica. Questo è il sistema che porta benefici per tutti. E voglio essere chiara: la coalizione unita dei Paesi che stanno applicando le sanzioni non rimarrà indifferente alle azioni di coloro che cercheranno di compromettere le misure che abbiamo messo in campo”.

I destinatari degli strali della Yellen sono tutti quei Paesi come Cina, India, Brasile, Sudafrica e Turchia che hanno deciso di non applicare nessuna sanzione contro Mosca. Ma lei decide comunque di citare solo Pechino. Il suo è un chiaro “avvertimento ai Paesi che oggi se ne stanno seduti sullo steccato, sperando di ricavare qualche guadagno dalla guerra”.

Poche ore dopo, anche la portavoce della Casa Bianca decide di affondare il colpo contro la Cina. Jens Psaki conferma infatti che l’amministrazione Biden sta “esaminando” la possibilità di introdurre nuove sanzioni per colpire “altre istituzioni finanziarie russe e altre figure vicino a Putin”. Ma la Psaki non esclude di imporre anche “sanzioni secondarie” ad altri Paesi.

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