Esteri

Mosca minaccia l’Ue: “Dura risposta a chi manda armi in Ucraina”

La Russia minaccia una “dura risposta” contro tutti quei governi che invieranno armi letali all’esercito ucraino. Il ministero degli Esteri russo ce l’ha in particolar modo con l’Unione europea i cui Stati membri stanno approvando in queste ore risoluzioni di questo tipo. Tra loro ovviamente c’è anche l’Italia dove il Parlamento si appresta ad approvare il decreto appena varato dal governo Draghi. Ma questa politica di corsa agli armamenti potrebbe essere ora considerata un vero e proprio atto di guerra da Mosca.

Si allarga la crisi in Ucraina

La Russia darà “una dura risposta all’Unione europea per il suo ruolo negli eventi in Ucraina”. Questa l’inquietante dichiarazione del ministero degli Esteri russo, citato dall’agenzia di stampa Interfax. Nella stessa nota il Cremlino fa sapere che tutti quei Paesi che stanno aiutando l’Ucraina con armi letali si dovranno assumere la responsabilità delle loro scelte.

Insomma, anche se non lo afferma apertamente, Mosca considera un atto di guerra quello che sta mettendo in atto l’Ue. Con tutte le conseguenze del caso. Conseguenze che potrebbero coinvolgere anche l’Italia, visto che il nostro Consiglio dei ministri ha appena varato all’unanimità un decreto che prevede la cessione di armamenti, materiali e mezzi militari all’Ucraina.

Provvedimento che per essere operativo deve ora essere approvato dal Parlamento, anche se questo passaggio appare scontato. Secondo quanto si apprende, le armi che l’Italia sta per mandare in Ucraina sarebbero sistemi anticarro e antiaereo, mitragliatrici leggere e pesanti e mortai. Tutti armamenti utili a una guerra di guerriglia nelle città che molti ucraini si dicono disposti a sopportare. Particolarmente temuti ed efficaci sono i missili anticarro e quelli antiaereo conosciuti come ‘Stinger’, perché facilmente trasportabili e utilizzati praticamente da chiunque. Insomma, l’Ue punta tutto sulla resistenza armata dei civili ucraini per sconfiggere l’esercito di Putin. Una strategia che rischia però di allargare il conflitto invece di chiuderlo.

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