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Blocco dei camion, La Molisana ferma la produzione: “Non saremo l’unica azienda”

Dove non è arrivata la pandemia rischia di arrivare il caro carburanti. La prospettiva di vedere vuoti gli scaffali dei supermercati, scongiurata durante questi due anni di stato di emergenza, potrebbe diventare realtà già nei prossimi giorni. A scatenare il caos sulle strade italiane è la protesta dei camionisti contro il caro carburante. Soprattutto nelle Regioni del Sud si stanno verificando blocchi autostradali, rallentamenti e lunghi incolonnamenti di tir. Una situazione esplosiva che ha già fatto la sua prima vittima: il pastificio La Molisana che annuncia lo stop alla produzione. Ma molte altre aziende potrebbero seguire questa strada.

La Molisana blocca la produzione

“I nostri camionisti non possono uscire dallo stabilimento perché verrebbero fermati dai loro colleghi che stanno bloccando strade e autostrade. – spiega al Corriere della Sera l’amministratore delegato de La Molisana Giuseppe Ferro – Non potendo portare la semola dal mulino allo stabilimento e la pasta dallo stabilimento ai distributori, abbiamo deciso di bloccare la produzione da domani.  E penso che non saremo l’unica azienda a farlo”. Questo il suo drammatico avvertimento.

“Sono a rischio gli approvvigionamenti alimentari italiani. – rilancia l’allarme Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia – Se i blocchi non lasceranno passare i nostri prodotti, corriamo seriamente il rischio, scongiurato per tutta la pandemia, di vedere vuoti gli scaffali dei supermercati. Auspichiamo che governo e sindacati trovino una soluzione alla protesta legittima dei trasportatori che oggi non riescono a fare fronte al caro carburanti”.

Il caso La Molisana contribuisce a dare risalto mediatico alla protesta dei camionisti. “I costi sono così elevati che viaggiare è diventato troppo oneroso. E così abbiamo deciso di fermare i mezzi. – spiega Gianni Nuzzi, presidente del consorzio di trasportatori Gaa – Sono più di 600 i mezzi fermi abbiamo cercato di resistere con le nostre aziende, ma non ce la facciamo più. Protesteremo a oltranza e stiamo valutando di spostare la protesta a Roma”, minaccia.

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