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La rotta degli invisibili: così sono morte le 39 persone scoperte vicino Londra

Morti invisibili. Su tutte le pagine dei giornali eppure allo stesso tempo inesistenti, intangibili. Un destino terribile, quello delle 39 persone trovate morte nel container di un camion nella zona industriale di Grays, città a est di Londra. Trovate stipate, i corpi aggrovigliati l’uno all’altro senza vita, l’ennesima testimonianza del dramma di un’immigrazione clandestina che priva le vittime di qualsiasi dignità.

Si lavora ancora all’identificazione di quelle persone che sognavano di raggiungere il Regno Unito per iniziare una nuova vita, provenienti da chissà dove. E di tempo ce ne vorrà parecchio per dare loro dei nomi, per raccontare le loro storie. Si conosce soltanto, al momento, l’identità dell’autista del camion, un 25enne nordirlandese che è stato arrestato: è sospettato di omicidio colposo ed è stato interrogato.
Forse da lui potrebbe arrivare un aiuto, almeno parziale, per provare a risalire alle origini di quel viaggio disperato. Non c’è solo il Mediterraneo a ergersi come teatro del più grande dei drammi contemporanei. La rotta balcanica, le fughe verso il Regno Unito, sono ancora all’ordine del giorno. Come quel camion, a bordo 38 adulti e 1 ragazzino, arrivato dal Belgio e fatto sbarcare nel porto di Purfleet, lungo il Tamigi, per poi essere agganciato da una motrice.Ancora invisibili nascosti in un camion, con l’aiuto delle bande criminali. Una costante, ormai: era il 2000 quando i corpi di 58 persone furono trovati in un container a Dover, in Kent, dove arrivano i traghetti partiti dalla Francia e dai Paesi Bassi. Le autorità politiche si affrettarono a promettere “Mai più tragedie così”. Vent’anni dopo, non è cambiato nulla.

Il solito Renzi, rassicura minacciando: “Non stacco la spina. Ma se c’è chi vuole il voto lo dica”