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La sfida dell’azienda italiana: “Produrremo 650 ventilatori polmonari al mese per gli ospedali”

Uno dei macchinari più prezioso nella delicatissima sfida al coronavirus che rischia di mettere in ginocchio l’Italia: i ventilatori polmonari sono infatti l’arma che i medici usano per salvare la vita ai pazienti colpiti dalla malattia nella sua forma più grave, più o meno il 10% di chi risulta positivo. Un’azienda italiana, la Siare Engineering, tra le poche in tutto il mondo specializzate nella produzione dei preziosi accessori, ha deciso di lanciare la sua personalissima sfida: produrne 650 al mese per cercare di garantire assistenza continua alle strutture ospedaliere.

A dichiararlo è stato il fondatore e presidente Giuseppe Preziosa, 74 anni: “Ho fatto un po’ di calcoli: probabilmente da 500 possiamo spingere l’acceleratore e arrivare anche a 650. E cioè 150 in più per ogni mese. Ma più di così non possiamo”. I ventilatori polmonari sono dei macchinari fondamentali per la respirazione di pazienti ricoverati in terapia intensiva. Nelle scorse ore, la Siare era stata contingentata dalla protezione civile per la produzione di 500 ventilatori al mese” da spedire verso gli ospedali di tutta Italia.
“Personalmente sento il dovere di fare qualcosa, visto il momento incredibile che stiamo vivendo – ha spiegato Preziosa – e difatti avevamo già 300 pezzi pronti per essere spediti in Vietnam, India, Corea e Filippine, ma poi il dottor Borrelli ci ha chiamati ed abbiamo bloccato tutto”. Le prime apparecchiature sono già in partenza dal magazzino di Valsamoggia, in provincia di Bologna, verso la Lombardia e le altre zone del nord Italia che prima di altre hanno cominciato a fare i conti con l’emergenza. “Il problema però è che ce ne vorrebbero mille e non cinquecento –aggiunge Preziosa- ma se non le facciamo noi, non le fa nessuno. Siamo presenti in 61 Paesi con tutte le certificazioni necessarie, con 80 persone che lavorano per noi più tutto l’indotto delle altre aziende che producono pezzi particolari che poi qui assembliamo. In Italia abbiamo sempre lavorato pochissimo, con oltre il 90% della produzione destinata ai mercati esteri”.Per questo nuovo sforzo richiesto dalla Protezione Civile, verranno inviati nel Bolognese alcuni tecnici dell’esercito.

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