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La “svolta” di Salvini: fingersi europeista per fermare l’emorragia di voti

Matteo Salvini inizia a pensare a una Lega diversa, un po’ più europeista. Piccato dal risultato delle ultime Regionali, con la speranza delusa di tirare una spallata decisiva all’esecutivo Conte, il Capitano ha deciso di cambiare rotta, preoccupato che la nave da lui comandata possa schiantarsi nei prossimi mesi. Fuor di metafora, che Giorgia Meloni possa davvero riuscire a fargli le scarpe e sottrargli la leadership del centrodestra, una beffa intollerabile per chi, dal giorno della rottura con il Movimento 5 Stelle, sogna di tornare al governo dalla porta principale, quella di Palazzo Chigi.

La strategia di Salvini prevede così l’allontanamento in Europa dal gruppo Identità e Democrazia tanto carico all’amica Marine Le Pen, una formazione che finora ha tenuto la Lega incollata ai sovranisti degli altri Stati Ue impedendole ogni tentativo di collocarsi in una sfera più moderata, più istituzionale. Ma i tempi sono cambiati e, con la pandemia ancora in corso e la crisi economica a picchiare durissimo su aziende e famiglie italiane, anche il Carroccio ha bisogno di un restyling che lo faccia apparire partito più costruttivo e meno distruttivo. O almeno, questo pensa l’ex ministro degli Interni.
I 29 eurodeputati della Lega, secondo i piani di Salvini, una volta lasciata Identità e Democrazia dovrebbero rimanere per qualche settimana in stand-by, per poi approdare verso un nuovo gruppo che sdogani il partito e lasci definitivamente alle spalle il passato di aperta ostilità con Bruxelles e le sue istituzioni. Tempo di cambiamenti drastici, dunque, per evitare che alla delusione dell’ultima tornata elettorale possano sommarsene presto altre.Salvini, in questo senso, cercherà di imitare almeno inizialmente Giorgia Meloni, l’alleata-nemica che continua a rosicchiargli pericolosamente consenso. E che si nasconde in una sorta di limbo: mai davvero entusiasta dell’Unione Europa, mai apertamente critica. Il primo passo per rivoluzionare la Lega, su stretto consiglio dei suoi fedelissimi. Anche perché, all’interno del partito, c’è anche un nemico di nome Luca Zaia che rischia di farsi presto molto, troppo forte.

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