Esteri

La vera epidemia si chiama guerra ed è a pochi chilometri da noi

I numeri sono quelli di un’emergenza vera, devastante, totale. Eppure passano inosservati in un mondo che guarda con terrore al diffondersi del coronavirus, lasciandosi vincere dalla paura e correndo ad assaltare i supermercati per fare scorte di viveri in caso di eventuale isolamento, e osserva invece impassibile, ormai quasi annoiato il dramma della Siria dai telegiornali. Un Paese che a breve festeggerà il suo anniversario più triste, quello dei 10 anni dall’inizio dei conflitti sul territorio. E dove ancora oggi i bambini vivono un incubo quotidiano.

Le ultime settimane sono state terribili: secondo le stime, dal 1 dicembre del 2019 a oggi sarebbero stati sfollati oltre 500 mila bambini, tutti in fuga dalle violenze nel nord-ovest del Paese: le famiglie si trovano spesso a vivere in condizioni estreme, trovando riparo in baracche, grotte o nelle tende dei campi profughi dove, però, il freddo è spesso pungente e i servizi di base sono minime. I minori morti dall’inizio dell’anno sono già 28, con 49 feriti.
Nelle ultime ore era arrivata la notizia, terribile, di sette bambini morti proprio a causa del freddo pungente, esposti al gelo e alla pioggia in uno dei tanti accampamenti di fortuna sparsi nell’area, quello di Idlib. La più giovane delle vittime non aveva compiuto un anno di vita. In totale, sono oltre 4 milioni secondo gli ultimi rilevamenti i ragazzini costretti a convivere con i bombardamenti quotidiani di un conflitto assurdo, senza fine. Eppure, ancora una volta, il mondo osserva con aria distante, quasi seccata, senza trovare la forza di intervenire per proteggere una popolazione stremata, abbandonata a sé stessa. Si controllano i datti della diffusione del coronavirus, che i medici definiscono come un’influenza un po’ più forte,  come fosse un bollettino di guerra. Dimenticando che la guerra, quella vera, esiste ed è soltanto a pochi chilometri da noi.

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