Economia

“La vita a rate”, il nuovo libro di Paragone: “Italiani sempre più indebitati e schiavi della finanza”

Prestiti piccoli, grandi, di ogni tipo. Per comprare case ma anche oggetti di uso quotidiano come il telefonino. “Una vita a rate” quella che gli italiani, spesso inconsapevolmente, si trovano a vivere oggi. Come il titolo dell’ultimo libro di Gianluigi Paragone, presentato nel corso del Festival Caffeina a Viterbo, sotto la direzione di Filippo Rossi.

“Gli italiani oggi sono sempre più indebitati – spiega il senatore del Movimento Cinque Stelle – L’inganno è: lascia stare i tuoi risparmi, noi ti permettiamo di prendere quello che vuoi e pagarlo a rate. L’indebitamento è costruito con le stesse tecniche di comunicazione di marketing di qualsiasi altro prodotto, con conseguenze che però possono essere drammatiche se non riesci più a pagare”.

Un mondo, quello di oggi, dove è la finanza a dettare legge: “Anche la politica le è ormai subalterna. La finanza è in mano a pochi soggetti che hanno tutto l’interesse a tenerci indebitati. Non può esserci un’Europa senza una Banca Centrale che sia pienamente nelle sue funzioni, che sia prestatore di ultima istanza”.

“L’inganno di fondo è quello dei dotti medici sapienti: usano una lingua che diventa d’ostacolo, ricorrono a parole tecniche e teoricamente complicate. Ma le dinamiche in realtà sono semplici ed è nel mondo della finanza che si fanno affari con l’indebitamento irresponsabile”.

Un mondo nel quale nessuno paga per i propri peccati (“I criminali finanziari ne escono quasi sempre puliti”), e così “l’insofferenza si scarica sugli ultimi. Una gara al ribasso che ha conseguenze sociali pericolosissime”. Sul fronte politico, Paragone ha ribadito tutto il suo impegno per tentare di dare solidità ai diritti dei lavoratori senza però considerare secondario l’aspetto fiscale che frena le aziende”.

La sua incursione nel mondo della politica, dopo un lungo trascorso in quello del giornalismo, è però soltanto momentanea: “Ho sposato appieno l’idea del Movimento del limite di mandato. So che la mia esperienza non sarà fine a sé stessa, non è una politica che nasce dalla voglia di rimanere in politica. Cercherò di lasciare il mio posto migliore di quello che ho trovato, poi tornerò a fare altro”.

 

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